Congo: addio a Masika.

 

ha ridato una vita alle donne vittime di stupro.

 

 

Il 2 febbraio 2016 la Repubblica Democratica del Congo ha perso la sua eroina: per infarto è infatti deceduta , a soli 50 anni, Rebecca Masika Katsuva. Una donna che ha speso la sua intera vita ad aiutare le donne, come lei, vittime di stupro.

 

 

Le violenze subite

Nel corso della seconda guerra del Congo ( 1998 ) le milizie che terrorizzavano le popolazioni rurali al confine tra Rwanda, Burungi e Uganda uccisero il marito di Katsuva e stuprarono sia lei che le sue figlie di 9 e 13 anni.

A causa di queste violenze queste ultime rimasero incinte. Katsuva e le sue figlie furono costrette, essendo state rinnegate dai parenti del marito, a lasciare la loro casa.

Dopo questo primo evento Katsuva è stata violentata altre volte da soldati e membri della milizia.

Nel gennaio 2009, ex insorti, poi integrati nell'esercito Congo, violentarono Katsuva per la quarta volta. 

Gli ex ribelli affermarono che avevano attaccato Katsuva perché lei li aveva accusati di aver precedentemente aggredito le donne ! 

 

 

Il Centro per l'assistenza delle donne.

Nel 1999, Katsuva fondò un centro d'ascolto, noto anche come una casa di ascolto, nella sua casa nella Repubblica Democratica del Congo, che si trova in una zona isolata e conflittuale.( 1 )  Nel 2002 ha rinominato il suo centro "Association des Personnes Desherites Unies pour le Development" (APDUD).

Il centro serve come ascolto, rifugio e recupero delle donne che hanno subito violenze sessuali: fornisce loro assistenza medica e attualmente si compone di quasi 50 case per ll loro ospitalità. Il "centro" è inoltre supportato da una fattoria in comune. Il centro di Katsuva sta aiutando circa 180 donne.

In tale "centro" le donne che hanno subito violenze possono partorire e fare crescere i loro figli. Quando possibile, le donne si riuniscono con le loro famiglie.

Katsuva condivide le storie dei superstiti con coloro che lavorano nel settore dei diritti umani, con le organizzazioni internazionali, e chiunque altro che potrebbe essere in grado di aiutare a porre fine alle aggressioni sessuali e all'impunità delle milizie e dei funzionari

 

Negli ultimi dieci anni, Katsuva ha aiutato oltre 6.000 donne vittime di stupro ed ha adottato 18 bambini, nati da madri che erano state violentate.

 

 

Stupro come arma di guerra.

Nella Repubblica Democratica del Congo lo stupro è usato come arma di guerra e come strumento per mettere a tacere le donne.

L’Ong inglese “Freedom from Torture” ha denunciato come siano proprio i funzionari pubblici e i membri delle forze di polizia a perpetrare le violenze sessuali, spesso ripetute e anche di massa per impedire alle donne di occuparsi di diritti umani e politica.

 

Stupro: una sorte che in Congo tocca quasi a una donna al minuto. Sono 400mila quelle violentate in un anno, una media di 48 all’ora.

 

Il Congo nel 2005 ha firmato la “Convenzione delle Nazioni Unite contro la Tortura” ma non ha mai rispettato gli obblighi, come quello di istituire un organismo nazionale per la prevenzione dei maltrattamenti e la protezione delle vittime

Solo conoscendo questo contesto si capisce la scelta fortemente coraggiosa fatta da Rebecca Masika Katsuva, che ha messo ogni giorno a rischio la propria vita per tentare di salvare le vite e la dignità di tante altre donne ferite come lei. Lo ha fatto senza mai cedere alla paura e alle minacce.

 

 

Rebecca mostra il meglio che gli esseri umani possono compiere.

Larry Cox, direttore esecutivo di Amnesty International USA, ha detto: "la storia straziante di Rebecca illustra le altezze e le profondità degli esseri umani. Rebecca ha subito la più crudele di umiliazioni per la sua salute fisica ed emotiva, e lei ha risposto con una convinzione e con una compassione per gli altri sopravvissuti che dimostra il meglio che gli esseri umani possono compiere.

La sua determinazione, la sua forza, la sua creatività e le sue realizzazioni sono incredibili testamenti che ci indicano la capacità della donna di fare un cambiamento tangibile e positiva tra il caos e insicurezza".

 

Scrive Fiona Lloyd-Davies ( fotoreporter e documentarista ) nell'agosto del 2011: "Masika Katsuva è una donna piccola, alta appena un metro e mezzo, ma ha una personalità gigantesca. È tanta presa dalla sua attività assistenziale che non ha tempo per essere intervistata «Fiona, non ho il tempo di sedermi e parlare con voi. Devo assolutamente andare nei campi per ottenere manioca e sfamare tutte/e»"

 

"Anche nella stagione secca il Congo orientale è lussureggiante. I campi di mais, che ondeggiano nella brezza, hanno piante molto alte. L'abbondanza di tutto è estrema, compresa la violenza. Quasi sei milioni di persone sono morte da quando la prima guerra iniziata nel 1996. Centinaia di migliaia di donne, bambini e uomini sono stati violentata. Ed è ancora in corso".

 

"Masika è stata violentata quattro volte da bande di soldati e miliziani - spesso a causa del suo lavoro teso a salvare altri sopravvissuti da stupri.

Vivienne è una di questi, anche se lei non sa che è il prodotto di stupro. Dopo lo stupro, la famiglia di sua madre ha accettato di prendere la madre di nuovo, ma ha rifiutato Vivienne perchè è un prodotto del nemico.

Masika mi porta fuori dalla strada principale e giù per uno stretto sentiero, sotto la luce del sole intensa. Una coppia di anziani si trova vicino a noi. L'uomo tiene un ombrello multicolore sulla moglie per proteggerla dal calore del sole. Masika non ha chi la protegga. Il marito, che lei chiama "l'amore della sua vita", è stato smembrato di fronte a lei".

"In mezzo al verde, Masika si ferma in un campo di colture, per riposarsi e prendere alcuni piccoli peperoncini. Mentre li mangia crudi si gira verso di me: «Non so mai quando posso avere il mio prossimo pasto» dice. Siamo in mezzo ai campi ora, con coltivazioni da entrambi i lati. È tempo di vendemmia e chiazze di materiale colorato indossato dalle donne spiccano tra il verde e il giallo della manioca e mais. Alcuni sono stanno diserbando, altre con bambini sulla schiena sono raccolgono il mais e la pongono nei canestri. Chiacchierano tra loro. Di tanto in tanto si possono sentire le loro risate.

 

Indicando alla sua destra, Masika mi mostra un pezzo di terreno incolto.«Abbiamo appena comprato questo campo» dice. «Una donna in cura ci ha dato il denaro. In poche settimane verremo a prepararlo per piantare semi»"

 

 

( 1) La sede era la sua casa a Buganda, villaggio nella provincia del Sud Kivu, zona di conflitto.

 

 

 

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