Conflitti in Medio Oriente, esodo dei profughi siriani in Europa e dialogo interreligioso. Intorno a questi tre punti si è snodato l’incontro del 28 novembre, tenuto a Catania nei locali della biblioteca Navarria-Crifò e organizzato dalle “chiese battista e valdese” di Catania, dalla rivista “Confronti”, dalle associazioni «CataniaInsieme» e «Professore Salvatore Navarria», sul tema “L'esodo dei profughi siriani verso l'Europa. Cause politiche, sociali e religiose di un dramma annunciato”.

Relatore - Mostafa El Ayoubi, giornalista, caporedattore di Confronti. Moderatrice la pastora Silvia Rapisarda.

Presente un pubblico numeroso, attento e interessato, Mustafà El Ayoubi, ha fornito un quadro del Medio Oriente come di una realtà caratterizzata da un conflitto permanente nel quale agiscono numerosi “attori”: alcuni visibili in modo diretto altri visibili con maggiore difficoltà poiché agenti dietro le quinte.

Una realtà nella quale si mescolano molte cose:

- elementi di carattere religioso, come lo scontro tra musulmani sciiti (Iran, Iraq e Siria) e sunniti (Arabia Saudita e monarchie del Golfo) ed elementi economici legati al petrolio, alla sua distribuzione e al suo commercio.

 

- fattori geopolitici come l’egemonia turca (per un impero neo ottomano), le mire israeliane sulle alture del Golan ( per un vantaggio economico e strategico), la Russia con il suo interesse per uno sbocco nel Mediterraneo e il sempre presente interesse dei paesi occidentali, con gli Usa a fare da capofila.

Un quadro complesso in cui a farne le spese sono i più deboli, i più indifesi: tra questi i siriani costretti a fuggire dal loro paese e rifiutati da molti paesi.

 

Parlare di Califfato, di Isis, significa anche interrogarsi sulle cause del sorgere di questo fenomeno, su chi finanzia questo movimento. Significa chiedersi chi vende loro le armi, anche attraverso triangolazioni che aggirano le regole che disciplinano la vendita degli armamenti.

Non si sfugge alla constatazione che l’Italia vende armi a paesi, come l’Arabia Saudita, che hanno interessi nel Califfato per ostacolare i paesi sciiti. Non si sfugge alla constatazione che grandi paesi dell’Occidente hanno interesse a finanziare gruppi di terroristi, come già i Contras dell’America Latina, e a perseguire una politica del divide et impera, pronti ad allearsi con il diavolo di turno, pur di riuscire nei loro intenti. La Turchia, con le sue violazioni dei diritti umani, è vista come un alleato, mentre Assad, a giorni alterni, viene visto come amico da sostenere o come nemico da cacciare, se non da abbattere

Sembra della massima urgenza rendersi conto che queste politiche che obbediscono agli interessi economici di chi gestisce l’economia mondiale, governata dal Fondo monetario internazionale e dalla Banca mondiale, porteranno il mondo a vedere allargare la forbice tra ricchi e poveri, tra paesi ricchi e paesi da sfruttare, creando così sempre nuove macerie, come si vede in molti paesi africani e, più vicino a noi, nella Libia.

A conclusione della relazione di Mustafà Al Ayoubi è seguito il classico dibattito che si è focalizzato essenzialmente sulla domanda: che fare?

 

C’è certamente un problema di democrazia dei paesi occidentali. Si tratta di uscire dalla dittatura del capitale, ma anche da una democrazia solo formale, che si accontenta di fare governare chi vince le elezioni anche per un solo voto di prevalenza sul partito opposto. È probabile che il modello di democrazia occidentale mostri la corda ed è anche per questo che altrove non viene sposato con grande entusiasmo.

C’è certamente un problema di crescita culturale e di dialogo interreligioso. Cristiani e musulmani sono chiamati a fare un passo avanti, a non accontentarsi delle dichiarazioni formali, ma a costruire assieme una realtà in cui la diffidenza reciproca venga abbattuta, in cui si impari ad ascoltarsi e a rispettarsi. Si impari, soprattutto, ad affrontare assieme i bisogni comuni.

Catania può rappresentare un luogo di dialogo e di sperimentazione, e la presenza dell’imam della moschea di via Calì (Mufid Abu Tuoq) ha confermato i passi fin qui fatti.

Catania, dopotutto, ha rappresentato il luogo in cui è stata aperta la prima moschea in Italia, senza conflitti né polemiche. Ancora oggi cristiani e musulmani possono sfilare assieme per la pace, ma possono fare di più: possono imparare ad amarsi e a mettere in pratica le Scritture.

 

 

( 160103)