Armare i Curdi, una soluzione a doppio taglio

Editoriale -  “Le Monde” del 19 agosto 2014

(traduzione: www.finesettimana.org)

 

 

Consegnando delle armi sofisticate ai Curdi, e comperando indirettamente il loro petrolio, come fanno gli Stati Uniti, gli Occidentali corrono il rischio di risolvere un problema immediato creandone un altro, ancora più spinoso.

Sulla crisi irachena, come sulle altre, l'Unione europea avanza in ordine sparso ricoprendo i dissensi con un velo pietoso di consenso. Riuniti d'urgenza, il 15 agosto, su richiesta di Francia e Italia, i ministri degli affari esteri dei Ventotto si sono rallegrati... di poter fare ciascuno di testa propria.

Detto in maniera più chiara, non riuscendo a pervenire ad una posizione comune, ciascuno è libero di inviare, o meno, armi ai Curdi iracheni per combattere i jihadisti dello Stato Islamico.

 

Come è sua abitudine, la Francia non ha neppure aspettato quella riunione per annunciare che avrebbe consegnato “armi sofisticate” ai dirigenti del Kurdistan autonomo dell'Iraq; questi ultimi si lamentano di essere sotto-equipaggiati in armamenti capaci di far fronte a degli insorti che si sono impossessati dei depositi americani dell'esercito israeliano. Il Regno Unito, l'Italia e la Repubblica ceca hanno seguito passo passo la Francia. Invece, la Svezia preferisce attenersi al proprio credo neutralista e pacifista. Infine, la Germania si è ritrovata ancora una volta strattonata tra il desiderio di pesare sull'andamento delle cose del mondo e la sua eredità di non-intervento post-seconda guerra mondiale.

 

Per rispondere a questo dilemma, Berlino ha annunciato la consegna di materiale non letale. Ma, di fronte agli appelli pressanti dei dirigente curdo Massud Barzani e alla minaccia immediata di sterminio delle minoranze religiose del nord dell'Iraq, Berlino ha alla fine deciso di andare “fino al limite di ciò che è politicamente e legalmente fattibile”, ha spiegato il capo della diplomazia tedesca, Frank-Walter Steinmeier.

 

Queste prevenzioni non hanno la loro origine unicamente nella tradizionale repulsione tedesca a partecipare, anche indirettamente, ad una guerra. La preoccupazione, riassunta in maniera molto cruda da Steinmeier, in visita in Iraq questo fine settimana, è la seguente: le armi consegnate ai peshmerga (i soldati dell'esercito del Kurdistan autonomo) non dovranno servire, un giorno, a fare la guerra allo Stato centrale iracheno, con base a Bagdad.

 

Dall'inizio dell'offensiva-lampo dello Stato Islamico, i dirigenti curdi nascondono appena il loro giubilo: la Stato iracheno non è mai stato così vicino a smembrarsi e il Kurdistan non è mai stato così vicino all'indipendenza.

È un'opportunità storica che Massud Barzani non intende lasciar passare. Ha annunciato un referendum sulla questione nei prossimi mesi, attirandosi la riprovazione di Washington. Inoltre, Berlino è fermamente contrario ad un'indipendenza dei Curdi, che destabilizzerebbe ulteriormente l'Iraq e tutto il Medio Oriente e porterebbe ad una guerra di tutti contro tutti.

Consegnando delle armi sofisticate ai Curdi, e comperando indirettamente il loro petrolio, come fanno gli Stati Uniti, gli Occidentali corrono il rischio di risolvere un problema immediato creandone un altro, ancora più spinoso

 

( 140819)