"la violenza sul corpo delle donne"

Siracusa 19 Settembre 2015

 

la pastora Ioana Ghilvaciu
la pastora Ioana Ghilvaciu

Indifferenza ?

Già da qualche anno una sedia ( o un tratto di panca ) occupata da abbigliamenti femminili ( borsa, un paio di scarpe, foulard, etc ) rigorosamente rossi, è ormai una  costante dei nostri locali di culto.

Ci siamo però tanto abituati a questo "posto occupato" che rischiamo quasi di obliterarlo dal nostro spazio emotivo e razionale, scivolando nell'assuefazione e nell'indifferenza.

 

Assuefazione e indifferenza che c'è nella nostra società la quale - eccettuati i casi singolari assorti nella cronaca nera dei giornali e della TV - non si scandalizza sul fenomeno - che non è solo italiano ma mondiale - della violenza quotidiana perpetrata su troppe donne. 

Le tre relatrici: da sx Maria Andaloro, Gabriela Lio, Raffaella Mauceri
Le tre relatrici: da sx Maria Andaloro, Gabriela Lio, Raffaella Mauceri

 

Riaccendere i riflettori.

Le chiese battiste di Siracusa e Floridia hanno voluto riaccendere i riflettori su questo grave fenomeno della nostra società e cominciare a riannodare i fili di una riflessione sul fenomeno, in vista di una prassi di servizio.

 

Lo hanno fatto con una tavola rotonda avente per tema " la violenza sul corpo delle donne",  relatrici Gabriela Lio (Pastora ), Maria Andaloro (editore della rivista online “La Grande Testata”), Raffaella Mauceri ( giornalista - editrice militante ) svoltasi il 19 Settembre presso la chiesa battista di Siracusa. A fare gli onori di casa Ioana Ghilvaciu, pastora in prova delle predette comunità. Presenti membri delle chiese locali, di quella di Catania ( v. Capuana ), persone impegnate.

Le tre relatrici: da sx Maria Andaloro, Gabriela Lio, Raffaella Mauceri
Le tre relatrici: da sx Maria Andaloro, Gabriela Lio, Raffaella Mauceri

 

La violenza contro le donne: un gesto contro Dio. 

La pastora Gabriela Lio se da una parte non ha nascosto come soprattutto nella letteratura del 1° testamento è evidente un ruolo subalterno della donna che certamente riflette l'ambito culturale e la mentalità del tempo, dall'altro ha valorizzato gli sviluppi del pensiero cristiano - specie contemporaneo - che vede la libertà introdotta dal vangelo applicata a ogni ambito della vicenda umana e della società.


Da qui un ruolo attivo dei credenti per la parità di genere, per i problemi specifici della donna, per un contrasto a tutte le violenze, etc.


La pastora ha richiamato gli atti votati nelle varie assemblee delle nostre chiese evangeliche, quanto realizzato dalle varie associazioni femminili nel corso degli anni e ricordato che il 9 marzo 2015 presso il Senato della Repubblica Italiana è stato sottoscritto da cattolici, protestanti e ortodossi un appello ecumenico contro la violenza sulle donne.

Un documento - elaborato da una commissione congiunta della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei) e dell’Ufficio nazionale per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso della Conferenza episcopale italiana (Cei) - il quale dichiara che " La violenza contro le donne è un'emergenza nazionale. Ogni anno in Italia sono migliaia le donne che subiscono la violenza di uomini, ed oltre cento rimangono uccise. Il luogo principale dove avviene la violenza sulle donne è la famiglia: questo è un fatto accertato e grave. ( .. ) la violenza contro le donne è un'offesa ad ogni persona che noi riconosciamo creata a immagine e somiglianza di Dio, un gesto contro Dio stesso e il suo amore per ogni essere umano. ( ... ) Continueremo a pregare, a predicare, educare ed agire per sradicare la pianta cattiva di culture, leggi e tradizioni che ancora oggi, in varie parti del mondo, discriminano la donna, non di rado avvilendola nel ruolo di un semplice oggetto di cui disporre. Lo faremo annunciando che l'Evangelo che testimoniamo ci libera da ogni costrizione e ci fa tutti, uomini e donne allo stesso modo, creature dell'amore incommensurabile di Dio.

Roma 9 Marzo 2015. Firma appello ecumenico contro la violenza sulle donne.
Roma 9 Marzo 2015. Firma appello ecumenico contro la violenza sulle donne.

 

Uscire da modelli culturali mistificatori

Maria Andaloro ha dichiarato di essere rimasta stupita dal successo nazionale del progetto "Posto Occupato" iniziato a Rometta (ME) il 29 giugno 2013 quando nella prima fila dell'anfiteatro della Villa Comunale piazzetta i posti furono occupati da un paio di scarpe rosse, da un mazzo di chiavi, da una borsa. Ha richiamato esempi di femminicidi tratti dalla cronaca recente ma anche dalle antiche tradizioni come quella di S. Agata ( III secolo ) che subì il martirio essendosi opposta alla voglie di Quinziano. Ha richiamato sulla gravità del fenomeno e sul fatto che una donna rimarrà nel suo dramma di violenza se non avrà il coraggio e l'opportunità di denunciare, di essere aiutata, di essere guidata da chi può farlo. Purtroppo molte donne sono vittime di modelli culturali che mistificano i fatti: si giustifica la morbosa gelosia con l'amore, si accettano le percosse come fatto naturale nel rapporto fra marito e moglie o fra compagno e compagna, si accetta la violenza domestica pur di salvare la famiglia.

 

Dopo l'inaspettato successo del "posto occupato" Maria Andaloro ha potuto allargare il raggio delle sue relazioni attraverso l'Italia femminile che soffre. In questo cammino ha trovato sostegno, incoraggiamento da molte donne e molte associazioni e fra queste dalla FDEI. 

 

Latitanza delle istituzioni.

Secondo Raffaella Mauceri il nostro paese ha un primato europeo in quanto a violenza sulle donne che è da ascrivere a una cultura misogina la quale affonda le sue radici nel mondo latino ( ha ricordato la notevole quantità di giovani donne uccise nell'antico Impero Romano dai loro mariti per eccesso di gelosia o comunque come giusticazione legale ) ma che è stata alimentata nei secoli dalla religione cristiana nella sua accezione cattolica.


Ha evidenziato una scarsa attenzione delle istituzioni sul fenomeno in oggetto che non può essere affrontato sull'onda dell'emergenza. L'emergenza genera solo leggi mediocri e inefficaci. Occorre invece affrontare il fenomeno soprattutto alle sue radici: qui ha avuto parole di consenso sulle nuove leggi della scuola italiana là dove si parla di educazione sessuale.


Il fenomeno è purtroppo in buona parte sommerso poiché molte donne preferiscono o non sono in grado di denunciare i loro carnefici o facendolo pensano che non verranno credute dagli organi di polizia e dal magistrato

 

In sintonia con le altre relatrici e forte della sua esperienza ( ha dedicato l’intera sua professione ai diritti delle donne fondando una fitta rete di centri antiviolenza a Siracusa e provincia ) ha evidenziato la necessità che le donne che subiscono violenza siano aiutate da Centri Antiviolenza. È d'uopo riportare a tal riguardo il ruolo della chiesa battista: "fu proprio questa chiesa battista di Siracusa quella dove, nel lontano 1980 - ha affermato la Mauceri - a dare un tetto al nostro primo (ed unico) collettivo femminista siracusano composto da appena cinque ardimentose e bellicose donne quali eravamo io e le mie compagne di battaglia. Mai al mondo avremmo potuto immaginare che stavamo gettando le basi di uno dei primi centri antiviolenza della storia siciliana”. Non tutte le chiese, infatti, mostrano di preoccuparsi più di tanto per questo fenomeno devastante e degradante in cui l’Italia occupa il disonorevole primo posto in Europa. Non tutte. La chiesa Battista e la chiesa Valdese sì".

 

Intervento della rappresentante del MFEB

 

Prima della conclusione e prima di un breve dibattito, Dora Lorusso - membro del Comitato Esecutivo del MFEB - ha brevemente relazionato sulla vita di tale movimento e sulle attività di formazione sui temi dello specifico femminile, ivi compresi quelli della violenza sulle donne.

Intervento di Dora Lorusso, in rappresentanza del MFEB
Intervento di Dora Lorusso, in rappresentanza del MFEB

 

Violenza fisica, emotiva, psicologica.

L'evento - sebbene abbondantemente reclamizzato ( sia attraverso i social network, sia attraverso email e contatti personali ), sebbene avesse relatrici ben note e competenti - ha richiamato a parere dello scrivente meno persone di quelle prevedibili a priori.

 

In quanto al merito degli argomenti esposti talune affermazioni - là dove si dichiara ad esempio che l'Italia ha posizione leader in Europa nel fenomeno violenza sulle donne - andrebbero verificate giacche dai dati diffusi da vari Enti sembrerebbe che in altre nazioni le cose vanno peggio. Tuttavia queste osservazioni nulla tolgono al fatto che molte, troppe donne sono realmente oggetto di violenze e in particolare all'interno delle mura domestiche ovvero da parte del loro partner. Che violenza non significa solo violenza fisica, ma anche violenza emotiva e psicologica - cioè, minacce, umiliazioni e costrizioni.

Le chiese battiste di Floridia e Siracusa hanno in programma altre iniziative sul tema.

 

 




Silvestro Consoli   ( foto dell'autore )