PACE E GIUSTIZIA SOCIALE

Karl Barth

a cura di Francesco S. Festa Castelvecchi Pagine 140

 

In questo libro, Karl Barth invita al confronto con il potere dirompente della parola di Dio nella società e riflette sull’opposizione inconciliabile tra religione e Regno di Dio.

 

Pace e giustizia sociale raccoglie, sotto la cura di Francesco Saverio Festa, testi che vanno dalla fine della Seconda Guerra Mondiale al 1959. Alla fine della Guerra, Barth afferma sulla necessità che i cristiani per primi perdonino i tedeschi sconfitti. Negli anni seguenti interviene a più riprese sui temi della giustizia sociale e della pace e compie un’analisi articolata e coraggiosa del comunismo e dell’anticomunismo, per lui altrettanto pericoloso.

L'editrice "Castelveccchi" continua così la riproposta di raccolte barthiane, curate da Francesco Saverio Festa, dopo il volume« Per la libertà dell’evangelo» (pagine contenute in 'Agire politico e libertà dell’Evangelo', uscito da Città aperta nel 2004) e «Fede e potere» (uscito nel 2004 con le Edizioni Lavoro).

L'opera - preceduta da un denso saggio introduttivo del curatore - contiene quattro contributi e di un breve messaggio.

Karl Barth
Karl Barth

I primi due contributi («I tedeschi e noi» e «Come potranno guarire i tedeschi?», tradotti da Giovanni Miegge già nel ’46), vedono il teologo di Basilea «avvocato dei tedeschi sconfitti », deciso a risanare le ferite del conflitto e, davanti all’odio traboccante, a porsi nella prospettiva del perdono (non senza puntare il dito contro la falsa neutralità del governo elvetico).

 Per Barth «la guarigione tedesca» chiede ai tedeschi d’imparare a pensare e agire da persone politicamente libere, dunque responsabili. «E proprio a ciò i tedeschi – scrive– dovrebbero essere obbligati dagli alleati al più presto». Alleati e tedeschi, è il pensiero di Barth, devono così far spazio all’«abito mentale di un realismo cristiano».

Il terzo saggio della raccolta («La Chiesa tra Est e Ovest», del ’49), evidenzia, innanzitutto, la presa di distanza dagli antagonismi tra Russia e Stati Uniti e le loro aree di influenza (figlie della vecchia Europa).

 

Il teologo di Basilea mette in guardia i credenti dal dare sostegno a crociate contro l’Est sovietico, invitando tutti a cercare una terza via di conciliazione (in grado di coniugare libertà e giustizia sociale) e a non porre sullo stesso piano nazismo e comunismo (quest’ultimo, scrive Barth «a differenza del nazismo […] nel suo rapporto col Cristianesimo una cosa non ha fatto, e per sua stessa natura neppure può fare: non ha mai fatto il minimo tentativo di deformare e falsificare il Cristianesimo stesso, di avvolgersi in un vestito cristiano »).

Del ’58 è il quarto testo della raccolta: la lettera «A un pastore della Repubblica democratica tedesca», dove l’autore torna sulla necessità di riconoscere l’esistenza del totalitarismo nel mondo, sia nella forma poliziesca dei Paesi del socialismo reale, sia nella forma economico-finanziaria dei Paesi dell’Occidente capitalistico.

  

L’ultimo scritto è invece un breve messaggio inviato al Congresso europeo contro l’armamento atomico tenutosi a Londra nel ’59. Inequivocabile il pensiero di Barth. Non esiste ormai alcuna guerra che possa essere definita talmente «giusta» o «legittima» da «giustificare » l’uso dell’arma atomica, così la «resistenza» in nome della pace, può tradursi in un invito all’ «obiezione di coscienza».

 

 

Riferimenti:

- Le emergenze del ’900 e il realismo politico del cristiano Barth di Marco Roncalli in “Avvenire” del 21 febbraio 2014;

 

- http://www.libreriadelsanto.it/libri/9788868261375/pace-e-giustizia-sociale.html -

 

(140223)