Eucaristia, il doppio fronte della disputa nel mondo evangelico

di Luca Miele

in “Avvenire” del 6 febbraio 2014

 

Recensione del libro di Paolo Ricca,

L’ultima cena, anzi la prima La volontà tradita di Gesù, Claudiana.

Pag. 290. € 18,50.

 

«La mensa dei peccatori è diventata la mensa dei giusti e il luogo della comunione si è trasformato nel luogo della scomunica, il contrario di quello che voleva e doveva essere».

 

Lutero e Zwingli, faccia a faccia.

Marburgo, 1529. Nel clima sempre più infuocato innescato dalla Riforma, attraversato da fantasmi di nuove guerre e minacce di ulteriori spaccature, sotto l’egida (interessata) di Filippo d’Assia, si tiene il faccia a faccia tra Lutero e Zwingli. La rottura all’interno della cristianità occidentale si è già consumata. L’obiettivo è, ora, ricomporre il dissidio dottrinale sull’eucarestia tra le varie voci della riforma.

 

Come scrive Paolo Ricca, quell’incontro fallì, lasciando una scia profonda di divisioni, di urti e lacerazioni che saranno sanate, con la Concordia di Leuenberg (1973), soltanto 400 anni più tardi. Un clima che contribuì a solidificare quella che Ricca chiama, con un’espressione forte, «il regime di apartheid eucaristico» e nel quale, secondo il teologo valdese, la cristianità ancora oggi sarebbe intrappolata.

 

A dispetto della presunta unità, nelle stesse nascenti chiese riformate le divisioni e gli scontri furono violenti. Il comune orizzonte – vale a dire il doppio rifiuto «della transustanziazione», la presenza reale di Cristo nell’eucarestia e «della messa come sacrificio» – non impedì il sorgere del dissidio, l’esplodere di un’accesa conflittualità che si addensò proprio sul tema-cardine della Cena.

 

«Il dissenso – scrive Ricca – era circoscritto a un solo punto, quello relativo al modo della presenza di Cristo, cioè del suo corpo, nella Cena: se fosse una presenza corporale (così pensava Lutero), oppure no». Per Lutero «ci sono, nella Cena, sia il pane sia il corpo. Non un corpo apparente e un pane vero, né un pane apparente e un corpo vero, ma un vero corpo e un vero pane».

Ulrich Zwingli
Ulrich Zwingli

 

Calvino, a sua volta, «è vicino a Lutero nell’affermare che nella Cena c’è comunicazione del corpo e del sangue di Cristo; ed è vicino a Zwingli nell’affermare che Cristo, ora, è in cielo e che l’unica “presenza reale” è quella – realissima, ma tutta spirituale – dello Spirito Santo». Dunque due rotture, quella tra Roma e la galassia dei movimenti. E quella tutta interna alla riforma protestante.

 

Giovanni Calvino
Giovanni Calvino

E oggi? Per Ricca le divisioni sono tutt’altro che superate. L’apartheid, la lacerazione, continua.

Cosa la determina? Per il teologo, alla base, c’è una sorta di hybris, di arroganza che le chiese condividerebbero.

 

Primo, nell’interpretare e spiegare le parole sul pane della Cena che «né Gesù, né l’apostolo Paolo, né alcun altro testimone del I secolo ha ritenuto di dover spiegare». Ogni chiesa ha poi, secondo Ricca, fatto della Cena la sua «proprietà esclusiva». Da momento massimo di comunione, l’eucarestia è divenuta così occasione di disunione. Il risultato? «La mensa dei peccatori è diventata la mensa dei giusti e il luogo della comunione si è trasformato nel luogo della scomunica, il contrario di quello che voleva e doveva essere».

 


 

LA CENA DEL SIGNORE PER I BATTISTI DELL'UCEBI

 

( CONFESSIONE DI FEDE  ART 10)

 

- La Cena del Signore. La Cena del Signore, che noi, uniti nell’unico corpo di Cristo, facciamo condividendo pane e vino, è memoria dell’opera compiuta dal Signore per la nostra salvezza ed è predicazione della sua morte per noi fino al giorno in cui il Signore risorto venga. Il Signore ci invita a mangiare il pane e bere il vino per riaffermare nel presente l’impegno che ci unisce e la promessa del tempo quando Egli raccoglierà i suoi nel banchetto dei nuovi cieli e della nuova terra.

 


 

LA CENA DEL SIGNORE PER I VALDESI

 

( DA CONFESSIONE DI FEDE PUBBICATA NEL SITO UFFICIALE ) 

 

 

 Articolo 30 ( Cena del Signore)

“Ch’egli ha stabilito quello della Santa cena od Eucarestia per il nudrimento dell’anime nostre acciocchè con una viva e vera fede per la virtù incomprensibile dello Spirito Santo, mangiando effettivamente la sua carne e beendo suo sangue, e congiungendoci strettissimamente ed inseparabilmente a Christo, in lui e per lui abbiamo la vita spirituale ed eterna. Ed acciocchè ognuno vegga chiaramente ciò che crediamo in questo capo, aggiungiamo le medesime espressioni che si trovano nella preghiera che facciamo avanti la communione, nella nostra liturgia o forma di celebrar la Santa Cena, e nel nostro catechismo pubblico, i quali scritti si veggono dietro a’ nostri Salmi. Queste sono le parole della preghiera: Si come il Signor nostro, non solo ha una volta offerto il suo corpo e il suo sangue per la remissione de’ nostri peccati, ma vuole etiandio communicarceli in nudrimento di vita eterna; facci eziandio questa gratia che in vera sincerità di cuore, e con zelo ardente, riceviamo da lui un si grande beneficio, ciò è che con sicura fede noi godiamo del suo corpo et del suo sangue, anzi di lui tutto intero. Le parole della liturgia sono tali. Prima dunque crediamo alle promesse che Jesu Christo, il quale è la verità infallibile, ha pronontiate colla sua bocca, ciò è ch’egli ci vuol far veramente partecipi del suo corpo e del suo sangue, acciocchè lo possediamo interamente, in modo che egli viva in noi, noi in esso lui: Quelle del nostro Catechismo sono le medesime nella Domenica 53 [ più esattamente il testo francese dà: sezione 53 del Catechismo ].

 

 

 

Prove:

Matteo 26,26-27. Notate ch’egli non dice, questo è, o che questo sia per transostantiatione cangiato nel mio corpo, ma questo è il mio corpo: ciò è sacramento, che vuol dir, segno sacro del mio corpo, come il calice è il Nuovo Testamento, ciò è segno e suggello di esso: e la pietra percossa da Moise era Christo secondo che scrive l’Apostolo I Cor 10,4 non in sostanza, ma in figura e significazione.

Matt 26,27.

Notate che tutti quelli che ricevono il pane sacro, devono anche partecipare al calice sacro, il quale non può esser loro tolto senza sacrilegio. Matt 26,28.

 

Notate che il sangue di Christo nella Santa Cena ci è dato come sparso, il che è stato fatto nella sua morte. Come dunque questo Sacro Sangue non fu all’hora sparso realmente nella mensa, si sparge corporalmente hoggidi nella celebrazione della Santa Cena, così non è presente nel calice o nel vino corporalmente, ma Sacramentalmente, in quanto che la fede vi riceve Christo come morente per noi nella croce. Matt 26,29. Notate che il vino il quale Christo bevete nella celebrazione della Santa Cena non era transostantiato in sangue, ma era vero vino frutto di vigna.

 

    Luc 22,19. Notate ch’egli non dice, Fate il mio corpo ma celebratene la memoria. Luc 22.20. Come il calice non è mutato in un patto o in un Nuovo Testamento, ma n’è il Sacramento, così il pane è sacramento del corpo di Christo, ciò è sacro segno. I Cor 11,23-24.

 

Notate che l’Apostolo dispensator fedele non ha dato alla Chiesa seno quanto egli haveva ricevuto da Christo: ma nella messa vi sono molte cose le quali non si trovano nell’Evangelo di Christo. 2 Notate che Jesu Christo nella Santa Cena diede il suo corpo rotto per noi, il quale non vi fu corporalmente rotto, ma Sacramentalmente nel rompere il pane. Non era dunque corporalmente rinchiuso nel pane della S. Cena. I C Cor 11,25-26.

 

Notate che la santa Cena non è stata ordinata per sacrificare di nuovo Jesu Chisto, come si pretende nella messa, ma per annunciare il sacrificio della sua morte fatto una sola volta, e riceverne il frutto salutare per fede in remissione de’ nostri peccati.

 

   Giov 6,35. Notate che venir a Christo, mangiare la sua carne e bevere il suo sangue, è credere in lui: e che questo si fà non per la bocca del corpo, ma per fede che è la bocca dell’anima. Giov 6,54. Dunque la carne e ‘l sangue di Christo non si ricevono corporalmente nel Santo Sacramento, poi che molti hipocriti lo pigliano, liquali però non hanno la vita eterna. Giov 6,63. Dunque la manducatione del corpo di Christo non si deve intender carnalmente, ma spiritualmente per fede, per laquale noi viviamo in Christo, e Christo vive et habita in noi. Gal 2; Ef 2 e 3.

 

(140209)