Le carenze nell'aiuto ai rifugiati

 

di Vladimiro Zagrebelsky - “La Stampa” del 26/03/2013

 

La Corte europea dei diritti umani, con provvedimento urgente, ha chiesto alla Germania di non trasferire in Italia due stranieri richiedenti asilo, e ha richiesto informazioni sullo standard di tutela che essi riceverebbero in Italia

L’Italia può essere esposta a critiche per la carenza di assistenza ai richiedenti asilo. La gran maggioranza di queste arriva in Italia priva di qualunque risorsa economica (e senza conoscenza della lingua). Quando si tratta di un’intera famiglia, con bimbi piccoli, la situazione è ancor più grave. Occorre dunque – e l’Italia vi è obbligata – che immediatamente e per tutto il periodo in cui si svolge la procedura di riconoscimento del diritto all’asilo, sia assicurata l’assistenza imposta dalla Direttiva europea.

Il Sistema di Protezione dei Richiedenti Asilo e Rifugiati (Sprar) è capace di offrire alloggio e assistenza a circa 4000 persone. Numero inferiore alle richieste poiché i fondi disponibili sono insufficienti.

Chi resta fuori dal Sprar dipende dall’assistenza del Comune ( talvolta inadempiente ), o di organizzazioni caritatevoli religiose o laiche. Gli ammessi al sistema Sprar sono iscritti come i cittadini al Sistema Sanitario Nazionale, ma gli altri hanno diritto, almeno in linea di principio, solo all’assistenza sanitaria urgente, oltre a quella materna-infantile.

Non sarebbe una buona difesa, davanti alla Corte europea, richiamare l’azione ammirevole delle Caritas diocesane e delle numerose altre associazioni caritative, laiche e religiose, che operando riempiono una carenza di azione pubblica, ma allo stesso tempo ne rivelano l’esistenza.

 

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Le carenze nell'aiuto ai rifugiati - di G. Zagrebelsky
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