IL GIORNO DEL RIPOSO

 

Negozi aperti nei festivi
Negozi aperti nei festivi

 

Fulvio Ferrario

 

Recentemente le cronache hanno riferito di una protesta dei dipendenti di alcuni supermercati contro la liberalizzazione degli orari di apertura: cioè, soprattutto, contro l’apertura nei giorni festivi, che impone turni tali da condizionare le dinamiche familiari e sociali del personale degli esercizi commerciali. Si tratta di un tema molto dibattuto in tutta Europa, che interessa da vicino anche le chiese cristiane le quali, da sempre, sottolineano l’importanza del rispetto del giorno del riposo. Tale difesa, per la verità, presenta qualche aspetto delicato, visto che, in una società multireligiosa, anche il giorno festivo è diversificato: venerdì per gli islamici, sabato per gli ebrei e per i cristiani avventisti, domenica per gli altri cristiani.

Credo sia giusto, in ogni caso, che le chiese cristiane diverse da quella avventista esprimano la propria preoccupazione per la cancellazione commerciale della specificità della domenica.

Se tutto non inganna, tuttavia, è ragionevole immaginare che le esigenze del profitto passeranno tranquillamente sopra le rimostranze sia dei dipendenti degli esercizi commerciali, sia delle chiese. Faccio i miei migliori auguri alle organizzazioni sindacali che vorranno (ma lo vorranno?) impegnarsi su questo punto, ma non ho motivo di essere ottimista. Come cristiano evangelico, poi, non vorrei tentare di imporre per legge il mio giorno festivo a chi cristiano non è, o comunque ne celebra un altro. Alcune chiese estere, anche evangeliche, hanno intrapreso questa strada. Io, però, ne preferirei un’altra. Anche se i cristiani motivati costituiscono oggi, in Italia, una minoranza, essi sono comunque un numero non irrilevante.

Perché non impegnarci, cattolici, protestanti e ortodossi, a non frequentare i supermercati di domenica?

Un’iniziativa del genere, oltre a essere una testimonianza semplice, ma non banale, potrebbe forse conferire forza alle istanze dei dipendenti.

Naturalmente bisogna organizzarsi: a volte ha fatto comodo anche a me contare sul negozio aperto una domenica nella quale ero senza pane. Credo però che ne valga la pena.

Personalmente ho letto molti documenti di dialogo tra le chiese e ho persino contribuito a scriverne alcuni. A volte, però, mi chiedo se il cammino verso l’unità della chiesa non richieda meno documenti e più testimonianza comune.

 

Ricapitolando: care sorelle e cari fratelli cristiani, se vi sembra giusto, niente spesa alla domenica. E se poi, anziché al supermercato, andate in chiesa, non farete un favore al Padreterno, ma a voi stessi

 

( da RIFORMA n. 44 del 2012 )

 

 

(121114)