Un mondo a pezzi nel silenzio della politica

di Ritanna Armeni

in “Rocca” del 15 agosto 2014

 

 

Abstract: Nella società italiana che cambia la politica è assente sul versante dei temi etici. La chiesa cattolica anche se ha mantenuto molte delle posizioni tradizionali ha mostrato conoscenza e comprensione per i tanti nuovi problemi che nascono nella società moderna. Ben altro cosa in Francia.

N.d.R. l'autrice, Ritanna Armeni, non prende in considerazione le posizioni delle chiese evangeliche storiche italiane.

 

Il paese è cambiato e la politica non ha voluto accorgersene.

La politica ha finora ignorato – e forse continuerà a farlo - i temi etici, quasi che non riguardassero milioni di persone e non toccassero la vita dei cittadini certamente molto di più della riforma elettorale.

 

La mancanza di discussione su alcune questioni eticamente sensibili, su alcuni diritti trascurati o ignorati, alcune leggi sbagliate come la legge 40, hanno provocato e continuano a provocare danni e infelicità, ma nella società italiana da qualche tempo a questa parte assistiamo ad un fenomeno nuovo e interessante: mentre la politica ignora i grandi e complessi problemi etici e dei diritti, la società cambia nel profondo il suo pensiero e li risolve a suo modo. In questi anni non c'è stato solo un silenzio della politica ma una sua divaricazione profonda dai movimenti e dalle tendenze presenti nella società. In poche parole il paese è cambiato e la politica non ha voluto accorgersene.

 

 

diritti degli omosessuali

In una recente indagine sui diritti degli omosessuali il noto sondaggista Nando Pagnoncelli ci ha fatto sapere che la maggioranza assoluta (il 78 per cento) degli italiani si dichiara molto o abbastanza favorevole al riconoscimento per le coppie omosessuali di alcuni diritti delle coppie eterosessuali quali quelli sull'eredità o sull'assistenza ospedaliera. Inoltre il 40 per cento è favorevole alle unioni civili e il 38 per cento al matrimonio gay.

 

Nell'arco di soli due anni, ha osservato l'analista, la situazione è radicalmente cambiata, i contrari sono uno su cinque invece che uno su tre. «Il cambiamento del clima, secondo Pagnoncelli, è testimoniato da molti aspetti. Basti pensare al grande successo di film che hanno trattato questo tema, oppure al sempre più frequente ricorso a coppie omosessuali negli annunci pubblicitari dei più svariati prodotti, dai mobili ai cibi pronti, il cui intento è quello di rappresentare la diversità in termini di normalità... Il cinema e la pubblicità solitamente anticipano e favoriscono i cambiamenti culturali, mentre la politica tende a cavalcare le tendenze e il clima d'opinione».

 

Guardando i dati del sondaggio è significativo e sorprende il mutamento da parte degli elettori di centrodestra. Sono lontani i tempi in cui Gianfranco Fini dichiarava: «Un gay non può fare il maestro, è diseducativo per i bambini e sono convinto che la pensa così il 95% degli italiani».

Oggi molti esponenti dello schieramento conservatore appoggiano le battaglie degli omosessuali. Vittorio Feltri e Francesca Pascale si sono iscritti all'Arcigay e Silvio Berlusconi ha assunto una posizione favorevole alle loro unioni.

 

 

pochi matrimoni fine della indissolubilità

Ma il mutamento investe soprattutto l'istituzione principale della società cioè la famiglia.

I cambiamenti avvenuti nella famiglia, in un paese che non ha mai legiferato sulle coppie di fatto e che solo assai recentemente ha equiparato i figli naturali a quelli legittimi, sono documentati dalla statistica, sono sotto gli occhi di tutti e rendono inutile ogni indagine ulteriore.

La famiglia italiana fa statisticamente poco più di un figlio. Oltre il 13 per cento dei bambini vivono senza il padre, figli di una donna che ha scelto o è stata costretta a vivere sola.

È calato il numero delle coppie coniugate con figli che sono solo poco più del 33 per cento e anche nel sud non superano il 40 per cento.

Sono sempre di meno, anche se continuano ad essere la maggioranza - il 60 per cento - i matrimoni religiosi, ma nel nord del paese le unioni civili sono già la maggioranza. E soprattutto sono tante, tantissime le coppie di fatto.

Uomini e donne che scelgono di non sottoporsi ad alcun vincolo religioso e civile e di vivere i loro sentimenti finché questi durano.

La realtà e i numeri ci dicono che ci sono più divorzi e più separazioni. La durata media di un matrimonio è di 15 anni. E non si tratta di un fenomeno giovanile: riguarda anche le coppie meno giovani, quelle che in teoria dovrebbero avere più timore del fallimento del matrimonio. E il sud, ritenuto più tradizionale, non sfugge a questo aumento delle separazioni.

Pochi matrimoni, fine della indissolubilità, pochi figli, uno al massimo, e spesso un solo genitore.

Ce ne è abbastanza per dire che la famiglia tradizionale fa parte di un passato al quale si può anche guardare con qualche nostalgia, ma che sembra superato. E per pretendere una nuova politica che produca leggi e norme che affrontino i problemi delle nuove unioni familiari invece che ostinarsi nella proposizione di una vecchia foto, quella della famiglia tradizionale formata da un uomo una donna uniti da un vincolo sacro quindi indissolubile per fare dei figli e per allevarli ed educarli: una famiglia in cui c'è un padre che lavora, una madre che a volte lavora a volte no, ma ha come compito principale quello di badare alla casa e ai figli, prima bambini poi adolescenti, sottoposti sempre all'autorità paterna.

 

A quella foto se ne affiancano altre, meno severe, nelle quali i protagonisti non sono in posa, non ricoprono un ruolo così preciso così definito. Quello di donne con i loro bambini, di padri non più austeri, ma affettuosi, di coppie più libere negli atteggiamenti e nei ruoli e di coppie dello stesso sesso.

 

cittadini partecipi

Sì la società italiana è cambiata. E questa società dovrebbe essere aiutata con leggi che aiutino chi è solo, proteggano i bambini, facciano in modo da agevolare le nuove scelte di vita.

Un segnale di quanto il clima del paese sia cambiato è venuto dalla Corte costituzionale che, in questi ultimi mesi, ha demolito una legge simbolo di una politica che non accettava alcuna discussione e alcuna iniziativa sui temi etici. Parliamo della legge 40 sulla fecondazione assistita.

Dopo aver affrontato le questioni della conservazione degli embrioni, della diagnosi preimpianto e del numero di embrioni da impiantare nell'utero materno ed averle risolte in senso contrario a quanto prevedeva la legge, la Corte costituzionale è intervenuta sul tema della fecondazione eterologa e anche in questo caso ha bocciato le norme fin qui in vigore. In seguito alla sua sentenza sarà possibile ricorrere ad un terzo donatore se uno dei due partner è sterile.

Anche la decisione della Consulta dimostra che un mondo è ormai a pezzi. Che aspetta la politica ad accorgersene? La Chiesa di papa Francesco è stata più veloce e attenta. Anche se ha mantenuto molte delle posizioni tradizionali il pontefice ha mostrato conoscenza e comprensione per i tanti nuovi problemi che nascono nella società moderna, rinunciando ad arroccamenti e ad atteggiamenti difensivi, Già questo basterebbe.

 

Basterebbe aprire una discussione, inaugurare un confronto anche acceso, far sentire i cittadini partecipi di una scelta che è politica e non solo individuale e priva di protezione. In Francia sui temi etici e dei diritti il governo ha proposto delle leggi, i cittadini le hanno discusse, sono scesi in piazza, hanno protestato e hanno approvato o disapprovato. Gli intellettuali hanno esaminato le questioni, si sono pronunciati, la Chiesa ha detto la sua, i movimenti, quelli favorevoli e quelli contrari, hanno reso pubbliche le loro posizioni. L'Italia della politica pare aver scelto il silenzio e l'opportunismo.

 

 

 

( 140830)

 

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