Austria: nelle aule scolastiche crocifissi o mezzelune?

di Flavia Foradini

in “Il Sole 24 Ore” del 16 giugno 2013

 

Nelle scuole dell'obbligo austriache corsi di etica da affiancare quelli di religione oppure corsi di etica in alternativa a quelli di religione ?

 

Nelle aule crocifissi o mezzelune o tutti i simboli religiosi o nessun simbolo ?

 

I problemi indotti dalla multireligiosità in un paese dove decrescono i cattolici praticanti e aumentano i musulmani e gli agnostici.

Un futuribile scenario per il nostro paese ?

 

 

«Ma allora - si chiede un lettore nell'affollato forum di uno dei maggiori quotidiani austriaci – in classi con meno del 50% di cristiani, ci appendono la mezzaluna?». «Sempre meglio di falce e martello», gli risponde un altro.

«Ma mi spiegate perché bisogna appenderci per forza qualcosa?» butta lì qualcuno.

«Sentite, facciamo un bel compromesso - tenta di quadrare il cerchio uno spirito mediatore – ci mettiamo tutti i simboli di tutte le religioni praticate dagli alunni di una stessa classe e poi però esponiamo anche un bel cartello, con scritto: attenzione, il consumo di religione può danneggiare il vostro raziocinio, la vostra salute psichica e la vostra capacità decisionale».

 

 

Si è infiammata di nuovo, in Austria, la discussione sulla questione del crocifisso nelle aule.

 

Paese con un passato di militanza cristiana e ancor più cattolica, ma in epoca asburgica via via aperto ad altre professioni religiose nei territori dell'impero, la piccola nazione danubiana ha visto nell'ultimo mezzo secolo scendere vistosamente l'appartenenza alle religioni in generale e al cattolicesimo in particolare.

 

Se i cattolici attivi in Austria erano lo 89% dei cittadini nel 1961, oggi il loro numero è sceso al 65 %. A Vienna, a fronte di 760.000 praticanti cattolici, gli islamici sono 120.000. Gli sbattezzati o gli agnostici sono 450.000, quasi un terzo degli abitanti.

Nella capitale austriaca, dove vive un quinto della popolazione nazionale, la mescolanza delle tre posizioni dominanti - cattolicesimo, islam e agnosticismo - è vissuta senza drammi: «Rispetto ai musulmani, in Austria vi sono meno conflitti che in Germania» dice Zekirija Sejdini, portavoce della comunità islamica di Vienna. Sulla vita quotidiana, più insidiosi di quelli strettamente confessionali, risultano gli effetti della multiculturalità in senso lato: abitudini e comportamenti, piuttosto che credenze, sono motivo di attrito fra gli appartenenti alle diverse comunità religiose.

 

Quando tuttavia di recente una madre della capitale ha presentato reclamo per la presenza del crocifisso nell'aula della figlia, e col beneplacito del provveditorato ha ottenuto che venisse tolto, il dibattito si è acceso trasversalmente a gruppi etnici e religiosi, ceti sociali e categorie professionali, ha inondato i media e rivolto domande pressanti alla politica.

 

La normativa scolastica in vigore a Vienna, prevede infatti che nelle scuole dell'obbligo con maggioranza di studenti cristiani, in ogni aula sia appeso il crocifisso. Ciò che dovrebbe succedere in situazioni diverse, non è ancora regolamentato. Un vuoto normativo, che disconosce la realtà di scuole pubbliche con oltre il 50% di studenti di religione non cristiana o agnostici, e che lascia ampio spazio di discrezionalità e grandi responsabilità a direttori e provveditori, chiamati a decidere su un numero crescente di reclami.

In attesa di disposizioni chiare, si discute nelle sedi più disparate, e quello dei simboli religiosi si rivela essere un'eloquente cartina di tornasole degli umori del Paese anche per tutti i temi collegati, in particolare per i fondamentali interrogativi sul senso e l'opportunità delle lezioni di religione nelle scuole dell'obbligo.

 

In base a una legge del 1949 via via emendata, sostenendo costi di una settantina di milioni di euro l'anno, lo stato austriaco garantisce l'insegnamento curricolare per le quattordici confessioni riconosciute, anche se lascia di fatto facoltà di chiedere l'esenzione: un tempo-scuola, che va tuttavia gestito per chi decide di non avvalersi di quelle ore di lezione.

A questo scopo, da diversi anni duecento scuole hanno aderito a un progetto pilota, per offrire un corso di etica agli studenti che, a partire dal quattordicesimo anno di età, non usufruiscano dell'ora di religione, Ma anche questa iniziativa ha suscitato critiche, e ha fatto scendere in campo intellettuali di primo piano, che non accettano l'aut aut religione-etica: «L'idea è nata come misura di tipo organizzativo, per offrire una valida alternativa agli studenti agnostici. In realtà però l'assunto pare essere che chi si identifica con una religione, possieda un insieme di regole morali, mentre chi non pratica, necessiti di lezioni di etica» - dice il filosofo Konrad Paul Lissmann -«Diverso sarebbe un corso generale di etica o di introduzione alle religioni, a tutte le religioni, impartito però da insegnanti di filosofia, perché gli attuali docenti sono sottoposti all'autorità religiosa e dunque a vincoli».

 

Anche l'astrofisico Heinz Oberhummer, leader dell'iniziativa «La religione è cosa privata», spezza una lancia in favore di una salvaguardia della laicità nella scuola: «Chi sostiene che delle ore di Bibbia o di Corano possano stare al posto di neutrali lezioni di etica, finirà con il pretendere corsi di creazionismo come sostituti dei corsi di biologia».

«La contrapposizione tra religione e etica può essere fatale» avverte però Manfred Zimmermann, referente dell'Ufficio Scolastico di Berlino, che a Vienna ha tenuto una serie di incontri per informare su un'articolata esperienza tedesca.

 

Nella capitale sulla Sprea, infatti, dopo l'omicidio di una ragazza islamica nel 2005, i ragazzi delle scuole secondarie ricevono due ore obbligatorie di etica alla settimana. E sulla scorta dei risultati positivi fatti registrare dall'iniziativa, ora anche a Vienna il ministro all'Istruzione e alla Cultura, la socialdemocratica Claudia Schmied, sta prendendo in considerazione un corso di etica per tutti, da affiancare all'insegnamento della religione, che comunque rimarrà materia fondante dei curricula «così come previsto dal Concordato e da altri accordi e norme», ha tenuto a precisare la titolare del dicastero.

 

I costi di un'ulteriore materia nel piano di studi sarebbero tuttavia elevati e l'imposizione di una nuova disciplina indurrebbe molti a rinunciare all'ora di religione, obiettano i Conservatori austriaci, che si dicono disposti a votare solo a favore di lezioni di etica come alternativa per chi non si avvalga dell'insegnamento strettamente confessionale.

Il ministro però non mostra di voler recedere dal suo progetto e ha annunciato che entro l'autunno verrà ultimata la valutazione scientifica del corso di etica svolto fin qui nelle duecento scuole pilota, così da poter mettere a punto in tempi brevi una ristrutturazione del curricolo generale, che includa l'aggiunta di ore di etica obbligatorie per tutti.

 

 

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