La Curia a gamba tesa su Marino:  “No al registro delle coppie di fatto”

di Marco Politi

in “il Fatto Quotidiano” del 19 maggio 2013

 

Sen. Ignazio Marino - candidato Sindaco Roma
Sen. Ignazio Marino - candidato Sindaco Roma

 

  Plateale assist del Vicariato alla candidatura Alemanno. A una settimana dalle elezioni comunali il settimanale delle diocesi di Roma spiega ai romani come votare.

  Al primo punto sta l’idolo della “Famiglia”, di cui i governi di centro-destra hanno profittato negli ultimi venti anni per coprire le peggio cose all’ombra di dichiarazioni altisonanti a favore del matrimonio.

L'attuale sindaco di Roma Gianni Alemanno
L'attuale sindaco di Roma Gianni Alemanno

 

Il rinnovo dell’amministrazione comunale – scrive RomaSette, inserto dell’Avvenire – è un’occasione per scegliere i valori che saranno a fondamento della vita della nostra città nei prossimi anni”. La priorità – sottolinea il settimanale del cardinal Vicario, che gestisce la diocesi in nome del pontefice – deve essere sempre quella di “aiutare la famiglia fondata sul matrimonio fra l’uomo e la donna, che rimane la prima e insostituibile cellula della società”. E subito segue l’attacco evidente alla candidatura di centro-sinistra di Ignazio Marino (pur non nominandolo): “Sono pertanto inutili provvedimenti come il riconoscimento delle coppie di fatto, soprattutto fra persone dello stesso sesso, che non avrebbero alcun valore legale in quanto provvedimenti di competenza dello Stato e che rappresentano quindi solo uno slogan elettorale per conquistare voti”.

 

Il senso nemmeno nascosto dell’editoriale è che o si vota per i propagandisti di “mamma e papà” oppure si è fuori. Per chi non avesse capito segue una frecciata contro i “registri di fine vita che non avrebbero valore legale…”.

 

L’intervento a gamba tesa, che ignora lo sforzo che il pontificio Consiglio per la Famiglia guidato da monsignor Paglia sta facendo per trovare una soluzione anche vaticana alle coppie di fatto (omosessuali inclusi), chiude gli occhi dinanzi al bilancio disastroso della giunta Alemanno.

 

Ancora una volta la gerarchia ecclesiastica romana, invece di astenersi da fiancheggiamenti elettorali – che a livello nazionale hanno concesso per decenni alibi su alibi all’indecenza e inefficienza di Berlusconi – arrivata al dunque cerca di orientare il voto cattolico (o almeno quello delle congregazioni religiose) a favore del centro-destra. In nome dei principi non negoziabili. A prescindere dalla cattiva amministrazione.

 

Non una parola nell’editoriale sui gravi episodi di corruzione, familismo e disastrosa elargizione di poteri agli “amici di cordata”, che hanno segnato la gestione Alemanno. Non una parola sulle demagogiche parole d’ordine contro l’uscita da Equitalia e l’abolizione dell’Imu, agitate dal sindaco uscente, che – come ben sanno gli economisti cattolici più avvertiti – favoriscono soltanto gli evasori e ceti benestanti , che attendono ansiosamente di non pagare le tasse sulla prima casa quando ne hanno due, tre, quattro (e in Europa non troverebbero mai un partito di governo capace di propagandare misure sostanzialmente inique perché rendono i ricchi sempre più ricchi e portano a tasse indirette che gravano sui ceti più deboli).

 

IL RESTO dell’editoriale, gli inviti alla solidarietà, il rispetto delle regole e della libertà altrui, l’assistenza ai malati terminali, l’aiuto alle giovani famiglie, la promozione della convivenza fra uomini di culture diverse… resta un dettaglio rispetto a slogan fatti apposta per rendere non potabile la candidatura di Marino.

 

Come già con Prodi, la gerarchia ecclesiastica sempre demonizza, apertamente o di nascosto, i cattolici indipendenti, che ragionano con la propria testa e in tema di coppie di fatto e testamento biologico intendono allineare l’Italia all’Europa.

Già nell’aprile scorso, quando Marino vinse le primarie Pd, l’Avvenire strillò denunciando una svolta a sinistra e il “rischio-deriva sui valori” . Marino, era l’accusa, sarebbe solo un ideologo e non un “amministratore”. Alemanno gongola. Basta agitare il vessillo della famiglia, e la barca va

 

(130519)