Cronaca di morte annunciata

 

 

La Regione Piemonte è stata sorda agli impegni presi e alle molte manifestazioni contro la chiusura dei presidi ospedalieri. Una «politica del fatto compiuto» che alimenta la distanza tra cittadini e istituzioni.

Ospedale valdese di Torino
Ospedale valdese di Torino

 

Dal 1° gennaio 2013 sono stati chiusi – o drasticamente ridimensionati – gli ospedali valdesi di Torino, Torre Pellicce e Pomaretto.

Una riorganizzazione sanitaria che a Torino – dicono alla Regione - porterà un risparmio di otto milioni di euro, a fronte dell’eliminazione del secondo ospedale del Piemonte specializzato in senologia chirurgica e diagnostica ( 600 interventi e  8000 mammografie all'anno).

 

Ospedale valdese di Pomaretto
Ospedale valdese di Pomaretto

 

La Regione Piemonte è stata sorda non soltanto agli impegni presi a livello formale  - che prevedevano tra l’altro il parere obbligatorio della Tavola valdese sugli atti di programmazione e organizzazione relativi al presidio di Torino - ma anche (e soprattutto) alle molte manifestazioni dei cittadini, pazienti e non, che hanno testimoniato un profondo affetto e una sincera riconoscenza per il lavoro del personale dei presidi ospedalieri

Ospedale valdese di Torre Pellice
Ospedale valdese di Torre Pellice

 

A nulla sono serviti gli incontri del moderatore con il ministro della Salute Renato Balduzzi e nemmeno la lettera inviata al presidente della Repubblica dai cittadini e dalle cittadine del Pinerolese, perché ponesse attenzione a un territorio particolare, stretto fra pianura e montagna, già duramente provato dal taglio ai servizi, alla scuola e ai trasporti, abitato da molti anziani che non avranno più un ospedale a meno di 50 chilometri da casa.

 

La politica del fatto compiuto

Una «politica del fatto compiuto» che alimenta la    continua

 

La vera memoria da custodire

Fermo il commento del moderatore: «per quanto ci riguarda continua

 

Le manifestazioni.

Sabato scorso, sia a Torino sia a Pinerolo si sono tenute manifestazioni di protesta contro la decisione della Regione. A  continua

 

 

Fonte: Riforma n. 3 /2013

 

(130116)