Bioetica e fede. Così mi parlò Martini

di Ignazio Marino*

in “l'Unità” del 25 settembre 2012

Sunto

In alcuni casi la sofferenza può essere davvero insopportabile. Qui è necessaria la terapia del dolore e molta comprensione per chi, entrato in una esistenza estrema, se ne voglia liberare».

Nel Qohelet è anche scritto che più preziosa della nascita è la morte e forse per un credente questo pensiero e l’idea del ricongiungimento al Padre è motivo più che sufficiente per accogliere senza tentare di opporvisi la fine naturale della vita.

I progressi in campo scientifico nella nostra epoca sono sorprendenti e davvero molto rapidi. Essi ci obbligano a confrontarci con questioni bioetiche sempre nuove e sarebbe opportuno che la società e i Parlamenti non le ignorassero.

Alcune di queste tecnologie permettono di supplire funzioni che non riusciamo più ad eseguire ma la persona, l’individuo deve poter scegliere.

Quando si chiede di interrompere una terapia si accetta che la malattia faccia il suo corso, si accetta, come nel messaggio del Qohelet, la storia

Il medico avrà il dovere di informare il paziente delle conseguenze di quella decisione ma non dovrebbe fare nulla per opporvisi e, anzi, è tenuto a rispettarne le indicazioni.

Proprio per questo motivo è stato introdotto, anni fa, l’obbligo del consenso informato che sancisce la libertà nella scelta delle terapie e che deriva dall’articolo 32 della Costituzione.

 

 

 

Sen. Ignazio Marino
Sen. Ignazio Marino

 

 

(Qohelet 7,13) Osserva l’opera di Dio: chi può raddrizzare ciò che egli ha fatto curvo? Nel giorno lieto sta’ allegro e nel giorno triste rifletti: Dio ha fatto tanto l’uno quanto l’altro, cosicché l’uomo non riesce a scoprire ciò che verrà dopo di lui.

 

(Qohelet 12,7). …e ritorni la polvere alla terra, com’era prima e il soffio vitale a Dio, che lo ha dato.

rapporto scienza - fede
rapporto scienza - fede

 

Dialogo sul rapporto tra scienza e fede.

Pur conoscendo genericamente alcuni passi del Qohelet non avevo mai studiato questo libro, opera di un ignoto saggio ebreo e databile intorno al III secolo a.C.; pertanto, quando ho ricevuto l’invito da Torino Spiritualità mi è sembrato opportuno rivolgermi proprio al cardinale. Non solo per la sapienza di Carlo Maria Martini nella esegesi dei testi sacri ma anche per la disponibilità con cui mi ha sempre accolto e donato il suo tempo nel dialogare su temi come il rapporto tra scienza e fede.

 

 

Lo scetticismo dell’autore del libro di Qohelet-

Nell’orientarmi il cardinale sottolineò alcuni punti essenziali nella lettura di questi versi del Qohelet.

Innanzitutto, evidenziò che il libro del Qohelet è scritto da uno scettico. Quindi l’analisi dei versi che mi sono stati proposti deve tener conto dello scetticismo dell’autore e della sua convinzione che è impossibile cambiare la storia.

Tutto questo conduce ad alcuni interrogativi. Come giudichiamo questa tendenza allo scetticismo? E quali motivi abbiamo nel nostro ragionamento per accettare lo scetticismo di Qohelet? Infine, cosa può significare il libro di Qohelet con il suo scetticismo nell’insieme della Sacra Scrittura? Qual è il messaggio che ne possiamo cogliere in riferimento agli interrogativi etici che agitano le nostre menti quando ci confrontiamo con le nuove tecnologie e risorse che una scienza instancabilmente creatrice ci offre ogni giorno?

 

 

Qohelet e diritto di rinunciare liberamente a terapie sproporzionate.

Elaborando questi pensieri con un filo di voce il cardinal Martini mi sorprese: «Ciò che è scritto nel Qohelet - disse – può essere messo in relazione con uno dei temi più complessi della bioetica e correlato alla volontà di abbandonarsi alla storia, alla condizione che viviamo anche alla fine della vita e quindi al diritto di rinunciare a terapie che liberamente scegliamo di valutare sproporzionate, come la nutrizione artificiale».

Sapeva che per lui sarebbe arrivato il momento di decidere se accettare questa terapia oppure no. Ci pensava. Ne aveva parlato tante volte con le persone che amava come la nipote Giulia e aveva espresso la sua decisione di non ricorrere a cure speciali quando non fosse più stato in grado di compiere quegli atti che il nostro corpo compie con così apparente semplicità, come il deglutire o il respirare.

 

 

In alcuni casi la sofferenza può essere insopportabile …

Come spiegò anche quel giorno di agosto, interpretando e rendendo improvvisamente moderne ed attuali le parole del Qohelet: «Dio non ha fatto le cose storte - sottolineò - ma esse sono conseguenze della storia». E anche nel dialogo Credere e conoscere aveva scritto: «In alcuni casi la sofferenza può essere davvero insopportabile. Qui è necessaria la terapia del dolore e molta comprensione per chi, entrato in una esistenza estrema, se ne voglia liberare».

Carlo Maria Martini ha sempre voluto e seguito tutte le terapie utili e che gli potevano permettere di ridurre le perdite nel movimento e nella voce che il Parkinson gli infliggeva. Le accettava con docilità, a volte persino con entusiasmo, quando erano strumentali ad aiutarlo nel suo lavoro e nei suoi dialoghi, come il sofisticato amplificatore che utilizzava per dare potenza alla sua voce indebolita. Ma aveva anche molto riflettuto e deciso di accettare la fine della vita come il fatto più naturale possibile, sperava nel ritorno alla casa del Padre.

 

 

 

Da Englaro a Welby

Riflettendo su questi temi non è possibile dimenticare le tante vicende che sono entrate nelle nostre case in questi anni: la morte di Eluana Englaro nel 2009, emotivamente ripercorsa dal recente film di Marco Bellocchio, la lettera di Piergiorgio Welby a Giorgio Napolitano del 2006 e tante altre persone che si sono trovate a vivere situazioni drammatiche e che hanno scosso l’opinione pubblica.

Storie vere, di persone in carne ed ossa, che ci hanno obbligato a riflettere, ad ascoltare il nostro cuore ed il nostro cervello, a interrogarci sui vuoti delle leggi, sulle mancanze dei parlamenti, sulle difficoltà dei medici e degli infermieri.

 

 

Più preziosa della nascita è la morte.

Nel Qohelet è anche scritto che più preziosa della nascita è la morte e forse per un credente questo pensiero e l’idea del ricongiungimento al Padre è motivo più che sufficiente per accogliere senza tentare di opporvisi la fine naturale della vita. Tuttavia, penso che se si vuole interpretare in modo universale il linguaggio del Qohelet, in modo che esso abbia valore per i credenti e i non credenti, sia necessaria una ulteriore riflessione.

 

 

I progressi in campo scientifico obbligano a confrontarci con questioni bioetiche sempre nuove.

I progressi in campo scientifico nella nostra epoca sono sorprendenti e davvero molto rapidi se paragonati al ritmo che le grandi scoperte hanno avuto nella storia dell’uomo. Questa velocità rappresenta una sfida recente alla quale non eravamo abituati.

Essa ci obbliga a confrontarci con questioni bioetiche sempre nuove e sarebbe opportuno che la società e i Parlamenti non le ignorassero.

Alcune di queste tecnologie permettono di supplire funzioni che non riusciamo più ad eseguire e, in alcuni casi, sono anche di semplice applicazione, come la nutrizione e l’idratazione artificiale. Non c’è dubbio che si tratti di un progresso utile in molte circostanze. Ma la persona, l’individuo deve poter scegliere.

 

 

Interrompendo una terapia si accetta – come in Qohelet – la storia.

Quando si chiede di interrompere una terapia si accetta che la malattia faccia il suo corso, si accetta, come nel messaggio del Qohelet, la storia. Se una persona ammalata di tumore interrompe la chemioterapia perché non la considera più sopportabile, con la sua decisione accetta che la morte naturale sopraggiunga più rapidamente. Il medico avrà il dovere di informare il paziente delle conseguenze di quella decisione ma non dovrebbe fare nulla per opporvisi e, anzi, è tenuto a rispettarne le indicazioni.

 

 

Il consenso informato sancisce la libertà nella scelta delle terapie.

Proprio per questo motivo è stato introdotto, anni fa, l’obbligo del consenso informato che sancisce la libertà nella scelta delle terapie e che deriva dall’articolo 32 della Costituzione. Proprio la Costituzione affida all’individuo la libertà, confidando nell’autonomia di ogni persona, un principio molto avanzato per l’epoca in cui è stato scritto e ancora assai attuale. Fu il trentenne Aldo Moro, vicepresidente della Democrazia Cristiana, ad insistere, il 28 gennaio 1947, sull’importanza del principio secondo cui nessuno può essere sottoposto a un trattamento sanitario contro la sua volontà: «Si tratta di un problema di libertà individuale che non può non essere garantito dalla Costituzione, quello cioè di affermare che non possono essere imposte obbligatoriamente ai cittadini pratiche sanitarie».

 

 

Una nuova tecnologia- per quanto potenzialmente utile – non costituisce obbligo di utilizzarla.

Ancora oggi è importante ricordare che dobbiamo separare la soddisfazione dell’esistenza di una nuova tecnologia dal suo utilizzo. Per quanto straordinaria e potenzialmente utile possa essere una nuova tecnologia la sua esistenza non deve mai costituire per nessuno un obbligo ad utilizzarla. E tanto meno i Parlamenti dovrebbero sancire questo obbligo in leggi per i cittadini.

Speriamo che anche il nostro Parlamento sappia cogliere questa riflessione.

 

*Presidente della commissione parlamentare d’inchiesta sul Servizio sanitario nazionale

 

in “l'Unità” del 25 settembre 2012

 

(120925)