Santa Sede e politici cattolici contro il ministro Profumo:

 

“L'ora di religione resti com'è”

 


 

Altolà cattolico alla proposta del ministro dell’Istruzione, Francesco Profumo, di cambiare l’ora di religione per «rimanere al passo con le trasformazioni di un Paese sempre più multietnico».

 

Dalle autorità vaticane ai politici cattolici di ogni schieramento è un coro «bipartisan» di no. «La Santa Sede sta preparando un documento sull’educazione interculturale in cui si affronta proprio l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole commenta il viceministro vaticano dell’Educazione cattolica, Angelo Zani -. Vanno evitati due estremi: relativizzare ogni cultura o favorirne una a discapito della altre».

E aggiunge: «In Italia l’ora di religione (regolata da un’intesa tra Stato e Chiesa) dà un importante contributo alla pacificazione e non all’esaltazione di un’identità». Dunque, «non è giusto chiedere ai cattolici di rinunciare ad essere se stessi: non è accaduto neppure in altri paesi ancora più multiculturali».

 

Da tempo, precisa monsignor Zani, «nei programmi scolastici l’ora di religione non ha un taglio da catechismo, bensì pedagogico -culturale e già offre un inquadramento sulle religioni». Inoltre «chi sceglie di non avvalersene potrebbe usare quel vuoto per approfondire altre fedi, in Germania ogni studente sceglie quale insegnamento religioso frequentare, spetta alle istituzioni attrezzare un’alternativa a chi adesso ha semplicemente un’ora in meno di lezione».

 

Roberto Rao (Udc) taglia corto: «Cambiare l’ora di religione non è in agenda, è un’uscita “fuori tempo” che crea confusione. Sono altre le urgenze per l’istruzione e cioè il tempo pieno, le risorse, l’adeguamento tecnologico, il concorso pendente sui precari».

 

Critico anche Giuseppe Fioroni, leader dell’ala cattolica del Pd: «La nostra legislazione è molto avanzata nel recepire la multietnicità e consente già oggi sia di non frequentare la lezione, che di pretendere un insegnamento alternativo. Perciò quello di Profumo è un esercizio lessicale, ma un ministro dovrebbe risolvere i problemi invece di crearli». Infatti, «basterebbe dare agli istituti i mezzi per allestire le ore alternative».

 

L’ex ministro e cofondatore del Pdl, Gianfranco Rotondi prende le distanze dalla proposta. «Un governo tecnico non può porre una questione che deve passare attraverso una campagna elettorale – afferma -. E’ un tema fondamentale che tocca le radici cristiane dell’Italia, non si può stravolgere l’ora di religione per farne una generica lezione di storia delle fedi o di etica. La crescente presenza di studenti stranieri nelle classi elementari e medie non deve servire da pretesto ad una scristianizzazione della nostra istruzione».

 

Rotondi prende a modello Benedetto XVI per ribadire: «Lungi dal costituire un’interferenza o una limitazione della libertà, la presenza degli insegnanti di religione nella scuola italiana è anzi un valido esempio di quello spirito positivo di laicità che permette di promuovere una convivenza civile costruttiva, fondata sul rispetto reciproco e sul dialogo leale». Quindi «la piena dignità scolastica dell’insegnamento della religione cattolica contribuisce a dare un’anima alla scuola e assicura alla fede cristiana piena cittadinanza nei luoghi dell’educazione».

 

 

Da la “La Stampa” del 24 settembre 2012

 

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