IL VANGELO SECONDO PAOLO:

SPUNTI PER UNA LETTURA AL FEMMINILE ( E NON SOLO )

 

Siracusa 18 febbraio 2016

 

Presente l'autrice: Elisabeth Green ( pastora e teologa )

 

 

Nell'epistola ai Romani Paolo "dice. «accoglietevi gli uni gli altri, come Cristo ha accolto voi». E quindi dalla giustificazione per grazia perviene al concetto di comunità mutuamente e inclusivamente accogliente. Tocca a noi vedere che cosa significa ciò ora ed adesso: per Paolo significava che all'interno della comunità non ci dovesse essere alcuna discriminazione fra credenti di origine giudea e credenti di origine pagana, fra credenti liberi e credenti schiavi, fra credenti uomini e credenti donne. Oggi tutto ciò significa che non ci possono essere discriminazioni fra credenti in base agli orientamenti sessuali."

Questo è uno dei vari concetti forti emersi a Siracusa il 18 febbraio dove - presso la libreria "Casa del libro" - la pastora e teologa Elisabeth Green ha presentato il suo libro "Il Vangelo secondo Paolo - spunti  per una lettura al femminile ( e non solo )".

L'evento è stato promosso dalle chiese battiste di Floridia e Siracusa ed ha registrato la presenza di un pubblico attento costituito non solo da membri delle due comunità ma anche da altri credenti e laici interessati al tema.

 

La presentazione è stata esaustiva: Ioana Ghilvaciu - pastora in prova delle due predette comunità - ha fatto da spalla alla Green rivolgendole domande esattamente tarate per rendere efficace l'esposizione.

Si è appreso così - fra le altre cose dette nelle fasi iniziale - che il titolo del libro discende dal fatto che - secondo l'autrice - sebbene si abbiano 4 Vangeli nella pratica il cristianesimo nel corso dei secoli ha compreso il messaggio di Gesù ( il vangelo ) mediando prevalentemente dalla teologia di Paolo. E d'altra parte è lo stesso Paolo che apertamente parla di un suo Vangelo.

 

Proseguendo nella sua esposizione l'autrice ha detto che il libro è strutturato in tre parti: "il vangelo secondo Paolo", "il linguaggio di Paolo", "le donne di Paolo". Approfondendo questa parte dell'incontro la Green ha esposto a brevi linee i primi problemi e le soluzioni poste da una lettura al femminile: "come le donne possono leggere dei testi scritti da uomini con una forma mentis maschile all'interno di una società patriarcale ?".

Prima strategia: là dove Paolo si rivolge in generale a una comunità e scrive "fratelli" possiamo immaginare che questo vocabolo includa le donne. Quindi noi includiamo le donne anche là dove il linguaggio dell'epoca le esclude.

 

Seconda strategia: là dove Paolo utilizza un linguaggio apertamente sessuato si constata che talvolta utilizza metafore al maschile, talvolta al femminile. Al maschile: la figura di Dio Padre, l'uso di immagini prese dallo sport. Al femminile: qualche volta parla di se stesso come una madre che nutre le chiese che lui ha fondate.

Proseguendo nella sua esposizione la Green si è soffermata sulla terza parte del suo libro dichiarando che certamente c'è in Paolo un'idea di subordinazione della donna all'uomo: però non è tutto il suo pensiero. Per la Green è stato affascinante e interessante scoprire che quando Paolo parla delle donne con le quali ha lavorato, e che erano le sue collaboratrici, utilizza termini tecnici uguali a quelli che utilizza per i fratelli e che non c'è mai una traccia di subordinazione verso le donne che lui menziona nei suoi scritti. Quindi è chiaro che teoricamente Paolo esprime un'idea di subordinazione femminile ma poi attua una prassi di parità di genere. 

 

Abbastanza interessante l'argomento inerente al linguaggio di Paolo e alla relazione fra i generi. La Green dichiara che probabilmente Paolo essendo un uomo della sua epoca vedeva la relazione tra i generi in modo abbastanza tradizionale. Inoltre il suo linguaggio androcentrico è semplicemente il linguaggio con il quale anche noi parliamo: anche il nostro linguaggio è costruito intorno all'uomo, un uomo che è il cosiddetto "universale neutro".

Tutti i brani sulla sottomissione della donna - quindi i codici domestici - sono delle lettere che la Green non ritiene opera di Paolo: sono quelle lettere, a lui posteriori, dove viene esplicitamente detto che la donna, che la moglie deve stare sottomessa al marito.

 

Moglie sottomessa al marito, figli sottomessi ai genitori, schiavi sottomessi ai padroni: tutti/e sottomessi al Signore. Una accettazione della società gerarchica dell'epoca. Qui secondo la Green assistiamo a uno sviluppo spurio del pensiero di Paolo.

La Green ha poi voluto soffermarsi sull'argomento di quei testi paolinici che le chiese cristiane maggioritarie hanno interpretato in maniera tale da produrre discriminazioni di genere.

È chiaro - ha detto la Green - che se viene fatta una lettura fondamentalista, letterale delle Scritture non si va da nessuna parte nè con Paolo nè con nessun altro.

 

Il Cristianesimo ha immagazzinato una visione del mondo sessista, anzi eterosessista, e una visione del mondo omofoba. Abbastanza presto nella Chiesa si è infatti realizzata una "patriarcalizzazione" e i primi segni si vedono già nel NT. Per quanto riguarda invece le persone omosessuali il testo principale di Paolo al quale ci si può riferire lo troviamo nella lettera ai Romani. In questo brano Paolo per parlare del peccato utilizza quello che per gli ebrei era qualcosa che non avevamo mai accettato: i rapporti omosessuali all'interno della società greco - romana. 

Infine la Green ha esposto il contenuto del vangelo di Paolo. Il presupposto è che siamo tutti peccatori: "non c'è nessun giusto, nemmeno uno". Però siamo tutti giustificati per grazia. Questo vuol dire che nessuno e nessuna ha niente da poter fare valere davanti a Dio. Tutta questa argomentazione viene sviluppata da Paolo applicandola alla relazione tra i giudei e i gentili.

Da una iniziale relazione asimmetrica ( il giudeo vantava la sua tradizione, ecc. ) si passa a una relazione simmetrica ( nessuno ha un vanto da fare valere davanti a Dio).

 

L'argomentazione che è alla base della giustificazione per grazia Paolo la estende a due altre relazioni asimmetriche: quella tra libero e schiavo e quella tra maschio e femmina. L'essere donna non comporta davanti a Dio nessun svantaggio e nessun vantaggio; identicamente l'essere schiavo o schiava non comporta, davanti a Dio, nessun vantaggio e nessun svantaggio.

La forza di questo messaggio di Grazia diventa dirompente per risolvere in ogni epoca relazioni conflittuali fra gruppi sociali nei quali alcuni ritengono di essere superiori agli altri.

Seguendo la traccia della lettera ai Romani ( cap. 12 ) Paolo ci dice: accoglietevi gli uni, gli altri come Cristo ha accolto voi. Torniamo così all'inizio di questo report.

 

All'esposizione iniziale è seguito un interessante dibattito. Un'esposizione sintetica ed efficace quella della pastora Elisabeth Green che ha invogliato tanti ad acquistare il libro per approfondire tutti quei punti che la breve esposizione non aveva consentito di acquisire in maniera completa. Un grazie alle due chiese per l'interessante iniziativa.

 

 

Consoli Silvestro  foto dell'autore 

 

 

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