Catania - incontri ecumenici 

 

Seguendo il calendario concordato fra le chiese ecumeniche della città, venerdì 1 aprile in via Capuana 14 si è tenuto un incontro ecumenico sul tema della "GIUSTIZIA" scelto per questo anno ecclesiastico.

 

Presenti: la pastora Silvia Rapisarda, che ha fatto gli onori di casa, Don Antonio De Maria ( comunità S. Egidio ), Dario Grappone ( capitano ES ), Andreas Latz ( past ch luterane Sicilia ) Piero Quinci e vari altri fr/sor delle chiese battista, cattolica, esercito della salvezza. 

Don Antonio De Maria e la pastora Silvia Rapisarda
Don Antonio De Maria e la pastora Silvia Rapisarda

La pastora Rapisarda, che ha svolto la funzione di moderatora dell'incontro, ha introdotto i lavori leggendo dalla lettera di Paolo ai Filippesi ( Fil 2: 3 -10 ).

Dopo la preghiera, annunci e saluti vari è stata data parola a Don Antonio De Maria il quale ha esposto il tema a assegnato

Dario Grappone, cap dell'Esercito della Salavezza
Dario Grappone, cap dell'Esercito della Salavezza

Gli argomenti espressi dal relatore sono stati tratti essenzialmente dal Sermone sul Monte e dalla dottrina sociale della chiesa cattolica, così come espressi da convegni sulla dottrina sociale della chiesa e dalla "Gaudium e Spes" ( documento del Concilio Vaticano II sulla "chiesa nel mondo contemporaneo" ).

 

 

Attingendo dal Sermone sul Monte ha espresso il concetto che nell'insegnamento di Gesù abbiamo il rifiuto di una giustizia intesa come equa divisione della violenza. Infatti nell'insegnamento di Gesù abbiamo il superamento della violenza e la considerazione che l'uomo NON è schiavo della legge ma invece e la "legge" ad essere al servizio della persona umana.

 

Attingendo ancora ai dati biblici, ha affermato che in Gesù abbiamo la dimostrazione della benevolenza e dell'attenzione di Dio verso la persona umana e il rifiuto di un'idea della giustizia ( diffusa nella mentalità comune ) che considera come dato normale le contrapposizioni esistenti nella società: uomo / donna; giudeo / greco; schiavo / libero; ricco / povero; bianco / nero; ec

Nel dato biblico abbiamo invece una giustizia consistente nel dare alla persona umana la dignità che deriva dall'amore di Dio verso di lei.

E' Dio, in Cristo, che ci insegna ad amare e a guardare la persona umana così come è, nella sua vera realtà.

 

Questo per noi implica di prestare attenzione alla dignità e al vero bene della persona umana.

Questa attenzione nasce da una lettura dell'umanità così come Cristo ci ha insegnato, svelato, ed espresso nel suo agire.

 

In che modo i credenti possono concretamente realizzare i dati espressi dall'insegnamento biblico è certo un campo aperto. La chiesa cattolica ha sviluppato una riflessione sull'impegno sociale dei cristiani nel mondo.

 

Secondo il relatore la questione dell'uomo e di una società giusta non è risolta: viviamo in società che non sono giuste, in società dove si ritiene di risolvere i problemi solo emanando leggi e affidandone l'esecuzione a meccanismi automatici e burocratici nei quali manca una vera attenzione verso la persona umana presa nella sua singolarità, unicità, dignità.

C'è di più, la società nella quale viviamo presenta una deriva secondo la quale solo ciò che é utile e ciò che si possiede definiscono la dignità di una persona. Se la persona ha degli handicap, se è anziana, se è un/una bambino/a, se è un feto allora non conta niente. Questa deriva è ingiusta perché la persona umana per la chiesa ( cattolica ) ha valore dal suo concepimento fino a quando esala l'ultimo respiro.

Pertanto non è sufficiente che ci sia una sorta di equità, di legalità nei rapporti: ciò che è profondamente necessario invece è la solidarietà e l'amore. Pertanto necessita un cambio di prospettiva: guardare e avere la prospettiva del bene di ciascuna persona umana; accoglierci con approccio solare e accettando le differenze; esprimere un giudizio sulla società ingiusta.

Nel tentativo di essere esplicativo e propositivo il relatore - a questo punto - ha fatto delle affermazioni che andrebbero approfondite: " viviamo in un tempo (..)  in cui ognuno pensa di rivendicare nei confronti di altri un proprio diritto; viviamo un tempo di rivendicazione di diritti. Però spesso non ci accorgiamo che dietro questa rivendicazione di diritti ci sono dei poteri che cercano di manovrare  e di usare questa azione e che ci sono persone che non sono d'accordo su queste azioni"; "per esempio, ... nel '68 il femminismo aveva proposto un'idea di donna che ( .. ) sentiva l'esigenza di essere equiparata all'uomo. Oggi c'è un movimento femminista che sta riscoprendo la differenza dell'essere donna sull'uomo. Questa differenza non è in contrapposizione, non significa «io sono migliore di te», [ ma significa ] «io sono diversa da te» e quello che ti chiedo non è che «io diventi un uomo» ( .. )  Non ha bisogno di rivendicare una posizione, un ruolo; quello che rivendica è di poter essere se stessa, di poter dire «Io ho una dignità come donna». Questo significa avere le stesse possibilità al lavoro, .., é vero, ma non è necessariamente una contrapposizione di ruoli con l'uomo".

Ha concluso affermando e riaffermando che "la giustizia non è una equiparazione tra realtà contrapposte ma la capacità di guardare ed esprimere un giudizio sul vero bene di ciascuno. Per noi cristiani questo giudizio ha un fondamento, si chiama Gesù Cristo: non una ideologia ma [ invece ] un avvenimento. L'avvenimento di Cristo che ha preso la nostra umanità e l'ha resa bella e ne ha mostrato la sua bellezza. Noi siamo cristiani perché affascinati da questo Uomo, da questa umanità bella in cui tutti ci siamo sentiti accolti, lavati, voluti bene, aiutati ad uscire dal nostro male e a trovare la bellezza della dignità della persona umana".

 

Sono seguiti degli interventi dei presenti in sala: chiarimenti, commenti, considerazioni che hanno permesso di allargare gli orizzonti e constatare che il problema della giustizia ha molte sfaccettature. Motivi di spazio non permettono di riportare una loro sintesi in questa sede ( vedi link ) .

 

 

Consoli Silvestro

 

 

 

(160429 )