VIOLATE

 

 

Dieci tavole in stile "graphic novel", prive di titolo, raffiguranti scene delle varie violenze perpetrate sulle donne, sono state in mostra - fino al 22 aprile - presso la sala della biblioteca "Navarria - Crifò" di Catania: sono state donate a "Posto occupato" dall'artista Lelio Bonaccorso. 

La mostra è stata inaugurata nel pomeriggio di sabato 16 aprile, presenti membri delle nostre chiese, di varie associazioni, qualche giornalista e - nella qualità di relatrici -  Maria Andaloro ( ideatrice della campagna "Posto occupato ) - Maria Serena Maiorana ( autrice del libro "quel che resta della storia di Stefania Noce" e socia dell'Ass. "prof. Salvatore Navarria "), Marica Longo ( del centro antiviolenza Thamaia di Catania ), Silvia Rapisarda ( pastora delle chiese battista e valdese di Catania ), Vivien Briante ( ass. Navarria e presidente del Consiglio della chiesa valdese).

Una inaugurazione nel complesso sobria, ma incisiva.

Dopo una breve introduzione e il benvenuto a tutti i presenti da parte di Maria Serena Maiorana - la quale ha evidenziato l'interesse dell'associazione "prof. Salvatore Navarria" e delle chiese battista e valdese di Catania per un contrasto alla violenza di genere - si sono avuti alcuni interventi che hanno permesso di comprendere maggiormente il senso dell'evento e allargare gli orizzonti conoscitivi.

 

La pastora Silvia Rapisarda ha ricordato che da ben due anni nelle nostre chiese è operante "posto occupato" e che le chiese protestanti italiane sono polarizzate sulla tematiche della violenza di genere sin dal 1985, quando il Consiglio Mondiale delle chiese lanciò il decennio ecumenico di solidarietà con le donne.

Ha ricordato l'attività della FDEI, dei movimenti femminili, i pronunciamenti dei vari Sinodi valdesi e delle Assemblee dell'UCEBI.

Ha evidenziato che il fenomeno della violenza di genere è il frutto di condizionamenti culturali e che - nelle chiese - è ancora necessaria una corretta educazione teologica.

Purtroppo - ha dichiarato - "dobbiamo prendere atto che in occidente, l'emancipazione economica, l'istruzione, condizioni favorevoli per l'esplicazione di un ruolo significativo per le donne nella società non hanno abbattuto il problema della violenza di genere.

Quindi, come chiese protestanti, nonostante quanto abbiamo sino ad ora fatto, siamo sempre protese a cercare di andare a fondo sui temi della violenza di genere. Ma questo lo facciamo insieme e in sinergia con le organizzazioni sia religiose, sia laiche che insistono sullo stesso tema.

In particolare - come chiesa valdese e con il suo OPM - stiamo sostenendo finanziariamente centri antiviolenza sia nazionali che esteri".

 

Infine: "sembra utile sottolineare rispetto alle mozioni delle nostre assemblee il fatto che le chiese protestanti stanno promuovendo dei gruppi di riflessione degli uomini, perché ci si è resi/rese conto che le donne hanno fatto un percorso ma trattandosi di un problema di tipo culturale gli uomini hanno bisogno di incontrarsi, di riflettere sui temi della donna, sul loro ruolo sui problemi della violenza di genere, sulla loro visione della sessualità. Perché, se questo cammino non viene intrapreso anche dagli uomini sarà molto difficile debellare la violenza contro le donne".

 

Vivien Briante - plaude alla mostra - dichiarando di avere - già qualche anno fa - rilevato e prefigurato  la necessità che "posto occupato" dovesse avere uno sviluppo. Ha dato un saluto e parole di conforto alla mamma e ai familiari - presenti in sala - di Giordana Di Stefano ( uccisa con 45 coltellate dal proprio compagno il 6 ottobre 2015 ) 

 

Maria Andaloro creatrice di "POSTO OCCUPATO" ha dichiarato il suo stupore per il successo di questa "campagna", sorta in un piccolo paese della Sicilia e non invece in una grande città.

Ha evidenziato in primo luogo che questa "campagna" non è contro gli uomini ma contro la violenza sulle donne e in secondo luogo che è "trasversale", nel senso che non è ancorata a partiti, a lobby economiche, a problematiche di ordine regionali e geografici.

In quanto alla violenza ha voluto ricordare che questa non è solo quella estrema ed irreversibile del femminicidio ma è anche quella - purtroppo nascosta - economica, verbale, psicologica. Le donne di fronte a queste nascoste violenze talvolta pervengono al suicidio: abbiamo allora quello che si può definire "omicidio bianco". Questi omicidi non rientrano nelle cronache e nei dati statistici che leggiamo nei rapporti ufficiali e nei giornali ! Questo significa che i dati ufficiali sono sottostimati rispetto alle reale entità del femminicidio.

 

Ha ringraziato l'artista Lelio Bonaccorso, il quale è autore delle tavole di questa mostra itinerante: sono schizzi privi di titolo per una precisa scelta: ogni osservatore deve fare un suo approccio e realizzare una personale interpretazione di ciò che vede. Tavole pensate quindi per indurre alla riflessione e alla introspezione, anche perché gli episodi di reale violenza sono ben più dei dieci rappresentati nelle opere della mostra.

 

Marica Longo ha ringraziato la Tavola Valdese per l'aiuto economico fornito - in conto OPM - al centro antiviolenza Thamaia: un aiuto assolutamente indispensabile - in mancanza di supporti pubblici - per realizzare vari progetti.

Ha poi illustrato la metodologia di lavoro del centro Thamaia - già operativo dal 2001 - e le difficoltà che si incontrano per venire incontro alle richieste di aiuto da parte di donne che telefonano o che vengono segnalate. La violenza sulle donne - lo può dire anche in base alla sua esperienza di lavoro volontario e gratuito in Thamaia - è un fenomeno che si presenta in ogni strato sociale ma - addirittura - più le realtà sono sovrastrutturate - parliamo di un contesto medio -alto - più il fenomeno è presente. Inoltre dalle segnalazioni che giungono a Thamaia sempre più si abbassa l'età delle donne che sono oggetto di violenza. Ovviamente violenza sulla donna non è solo il femminicidio ma è anche, a completamento di quelle prima espresse, anche le molestie, lo sguardo violento e invasivo quando si cammina per strada, quando viene fatto un complimento "eccessivo" ( ma non gradito ), il pregiudizio che vuole tenere la donna in uno stato di subordinazione. Il femminicidio non è un "raptus di follia" - come spesso viene detto - ma un gesto deliberato e predefinito frutto di una cultura maschilista. Si è soffermata sulle procedure di lavoro di Thamaia che convergono sul concetto di fare emergere - attraverso un percorso non costrittivo e alla pari - le capacità, le risorse ( che vengono definite con termine anglosassone enpowerment - in realtà un aiutoaiuto ) che la donna stessa può "ritrovare" attraverso la valutazione e la considerazione di ciò che può essere utile per lei.

 

Una presentazione della mostra di ottimo spessore: l'augurio è che possa avere molti visitatori e che in ciascuno di essi possa creare input positivi.

 

 

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Silvestro Consoli - foto dell'autore.

 

 

 

( 2016-04-21)