Catania: seminario di formazione per Predicatori Locali

 

  La predicazione deve essere spiegazione del testo biblico; deve avere al suo centro Cristo; deve essere lettura della realtà nella quale ci troviamo.

  La predicazione è una responsabilità perché quando predicate è Dio che parla per mezzo vostro.

  Non abbiate preoccupazione a predicare, ricordate che Dio vi è vicino ed ha promesso l’aiuto del suo Santo Spirito.

  La predicazione è efficace se riesce a trasformare la realtà degli uditorie e se li abilita a fare loro guardare in modo diverso la loro realtà.

  Vi esorto a predicare nelle nostre comunità, nelle altre comunità ma soprattutto a parlare con la gente e portarle in chiesa: gli esterni hanno un preconcetto nei confronti degli evangelici ( li vede come gente pallosa, letteralista,  bacchettona ) e invece noi siamo persone assolutamente normali, persone fragili come tutte, però dotate di grande fede.

Questi sono alcuni dei concetti forti che sono emersi nel corso del Seminario per PL che – promosso dall’ABCS e dal XVI circuito – si è svolto sabato 8 marzo 2014 presso i locali della chiesa battista di Catania. Formatore il past. Francesco Sciotto, presenti una dozzina di fr/sor delle chiese B&V di Catania e della chiesa Battista di Lentini.

Il Seminario si svolge in un momento nel quale per motivi contingenti molte chiese BMV della Sicilia – soprattutto del XVI circuito - si trovano ad essere sedi vacanti. In tale contesto ai PL è chiesto di predicare sia nelle loro comunità di appartenenza sia – in spirito solidale – in quelle di altri comuni e/o province.

I frequentatori sono stati in primo luogo invitati a interrogarsi sui meccanismi elementari della comunicazione religiosa giacché in qualsiasi predicazione non solo interagiscono due attori umani ( il predicatore /predicatrice e gli uditori/uditrici ) ma interviene anche l’elemento divino della “ispirazione” sul quale nessuno dei due predetti attori ha autorità. Un meccanismo quindi complesso rispetto al quale chi predica deve accostarsi con senso di responsabilità ma anche con serietà. Serietà implica il rispetto da parte del predicatore di procedure elaborate e consigliate sulla scorta dell'esperienza:

a)lasciarsi interrogare dal testo e non chiedere al testo di dire le cose che noi vogliamo”. “Lasciarsi interrogare dal testo vuol dire anche – a partire dalla propria sensibilità – che questo cambi / converta il mio modo di leggere, di interpretare, di vedere”.

 

b) usare di un lezionario ( vedi “un giorno una parola “ ) onde evitare  la tentazione di scegliere un brano funzione dei temi più cari al predicatore e conseguentemente avere predicazioni che insistono domenica dopo domenica sempre sullo stesso tema.

 

c) scegliere e leggere il testo su cui predicare molti giorni prima ( esempio il lunedì ) e lasciare che questo “ lieviti” nel predicatore. Tale “lievitazione” si realizza con il concorso non solo dello studio di commentari, delle traduzioni in varie versioni, di analoghe predicazioni fatte da altri ( illustri predicatori sia contemporanei sia del passato ) ma anche della nostra quotidianità ( discussioni che possiamo avere con sor/fr di chiesa, con conoscenti;; letture di giornali, … ).

 

d) pregare: confrontarsi con il testo in preghiera. La preghiera aiuta a comprendere quali siano le domande chiave: “chiedere al Signore, cosa vogliono le persone a cui devo predicare ?”

 

e) “lasciare che il testo interroghi noi e non invece il contrario”.

In secondo luogo i frequentatori sono stati invitati a esprimersi su ciò che si aspettano da una predicazione. È emerso così un largo ventaglio di aspettative. Pertanto una predicazione:

- deve essere spiegazione del testo, non deve essere sfoggio di erudizione, non deve essere riporto delle opinioni personali del predicatore;

- deve incoraggiare, deve essere edificante, deve essere un nutrimento spirituale per ciascun uditore;

- non deve essere lunga giacché oggi – nell’era della comunicazione televisiva e digitale – siamo abituati – a differenza di molti anni fa – a comunicazioni brevi.

- deve essere comprensibile e fruibile sia per chi entra in chiesa per la prima volta, sia per chi è un membro senior di quella comunità.

- deve mettere in crisi chi ascolta e porlo nella direzione di una conversione;

- deve parlare alla mente e al cuore ed essere cristologica;

- deve essere chiara: alla sua conclusione un uditore deve potere avere compreso il “messaggio”.

 

Uno campionario, quindi, ampio e concreto che pone istanze difficili da realizzare anche per chi è professionista della “Parola” come sono i pastori/e.

Il formatore non ha eluso le predette istanze ma ha dato – sulla base della sua competenza – delle dritte:

quando dobbiamo predicare – anche a persone che non conosciamo – teniamo conto che le domande che si pongono le persone che odono sono anche e sempre le nostre domande.

Cioè che le nostre domande, le nostre certezze, i nostri dolori, i nostri dubbi, le nostre gioie sono le stesse che hanno gli altri. Identicamente le domande che si pone chi sta in chiesa da dieci anni sono le stesse che si pone chi entra per la prima volta in chiesa”.

in ogni caso non si può negare – sulla base dell’esperienza - che qualunque predicazione troverà sempre differenti modi di comprensione. La regola aurea è quelle di cercare – di fronte a un testo – di rispondere alle nostre domande: non sbaglieremo mai.”

Dopo questi due step  il past Sciotto - in terzo luogo - ha assegnato ai presenti un compito: esaminare i tre brani del libro degli atti ( 9,1-21; 22,1-21; 26,1-23) nei quali si narra la vicenda della “conversione dell’apostolo Paolo sulla via di Damasco”. L’esame consisteva nell’individuare nei tre brani le parti concordanti e quelle difformi.

 

Tale esame - dopo ampio dibattito - ha permesso di scoprire ( fatto salvo il fatto che il centro dei tre brani è il dialogo “chi sei” – “ Io sono Gesù il Nazareno ) varie cose fra cui, principalmente, come una storia venga narrata in modo diverso in base alle situazioni contingenti e in base allo specifico uditorio.

Questa scoperta ha fatto comprendere maggiormente l’importanza che ha l’uditorio quando si narra una storia e quindi quando si predica.

Dopo la pausa pranzo si è passati – in quarto luogo – ad un altro esercizio: lo studio del brano contenuto in Atti 8,26-40 ”Filippo e l’eunuco etiope”.

Tale studio ha permesso di contestualizzare il brano nel quadro che gli è proprio: cioè mostrare come il messaggio del vangelo si espanda a categorie umane e cultuali diverse.

   A Pentecoste il messaggio viene rivolto agli ebrei di stretta osservanza giudaica;

   poi agli ellenisti ( giudei che parlano il greco, leggono la traduzione dei VXX, sono culturalmente più aperti );

   poi ai i nemici di Cristo ( vedi la conversione di Paolo );

  poi ai gentili ( conversione di Cornelio );

  poi verso coloro –come gli eunuchi – erano – per il loro particolare difetto fisico – degli impuri.

Risultato : il messaggio di Cristo è liberatorio per tutte le genti, indipendentemente dalla loro etnia, cultura, stato fisico, sesso.

Con sullo sfondo questa contestualizzazione lo studio del brano ha permesso di evidenziare altri elementi:

- il fatto che i cristiani della prima generazione leggevano il primo testamento alla luce dell’evento di Cristo: Filippo parlando all’eunuco etiope perviene a Cristo a partire dal libro di Isaia;

-  il fatto che l’eunuco etiope prima di conoscere Cristo viveva in uno stato di solitudine spirituale ma ora viene incorporato nel popolo di Dio e a riprova di ciò chiede di essere battezzato;

- il fatto che Filippo è stato ubbidiente alla chiamata del Signore ed ha assolto al suo compito spiegando all’eunuco la Scrittura e focalizzandola sulla figura del Cristo;

Perciò il brano ha permesso di comprendere meglio quali sono gli elementi propri di una predicazione cristiana.

In quinto luogo – parafrasando il famoso concetto di Barth “predicare avendo in mano Bibbia e giornale” – si è cercato di sviluppare il concetto “predicare avendo in mano Bibbia e carta geografica della Sicilia”. Un pretesto per prendere atto delle trasformazioni che il tempo ha apportato al tessuto delle chiese storiche BMV della Sicilia: tante comunità scomparse, tante in difficoltà. Un pretesto però per porre sul tappeto in maniera diretta la necessità di una inversione di tendenza. Qui il problema è l’attuazione di una concreta evangelizzazione e quindi di una prassi nella quale la predicazione – all’interno e all’esterno delle nostre chiese - venga affidata anche ai predicatori locali. Predicazione all’esterno che significa parlare con le persone e farle entrare nei nostri locali di chiesa.

Anche qui non sono mancati i contributi dei presenti:

- come siamo credibili portando persone nelle nostre chiese se c’è carenza nella frequenza al culto, se i membri arrivano in ritardo, insomma se non diamo un buon esempio ?

- perché dobbiamo invitare persone a entrare nelle nostre chiese se viviamo una prassi ecumenica? Le chiese dell’evangelismo, non avendo una cultura ecumenica, possono dire alle persone “vieni da me perché io sono la chiesa giusta “: Invece in un clima ecumenico come facciamo a dire al fr/sor di un’altra confessione religiosa “vieni da noi”? In un clima ecumenico siamo costretti a dire “sei di Cristo perché Dio ti illumina”.

Il past.Sciotto non ha - anche qui - eluso i problemi posti. Ha tuttavia voluto indicare una sua visione della questione: “in un’ottica di evangelizzazione, non dobbiamo invitare le persone a lasciare la loro chiesa se lì si trovano bene. D’altra parte se una persona non si trova bene in una chiesa se ne va e magari non va da nessuna altra parte, quando magari da noi si potrebbe trovare bene. Siamo quindi una voce – come altre voci – nella quale possiamo presumere che gli altri entrando nelle nostre chiese vi si trovino bene !”

E ancora:”noi ( delle chiese storiche ) dobbiamo trovare la nostra via e la nostra metodologia. Il nostro mandato è quello di predicare la Parola di Dio. Il problema è che la nostra predicazione non risponde alle esigenze e alle domande delle persone. Noi diamo risposte complicate e non risposte semplici.

 

Infine – in sesto e ultimo luogo – si è stabilito di avere un altro seminario ( Catania o Lentini ) sabato 17 Maggio 2014.

In tale incontro quattro dei presenti dovranno presentare il risultato di un lavoro che viene ora loro assegnato:

S.C. e G.A. dovranno presentare un’ esegesi in chiave pastorale di due brani biblici, rispettivamente Atti 10: 4-48 “la conversione di Cornelio”, Atti: 7: 16-32 “Paolo nell’Areopago”.

L’esegesi dovrà comportare due scenari: come predicare nella propria chiesa (Catania ) e come predicare nella chiesa di Pachino. I brani oggetto dello studio sono rispettivamente: Silvio: Atti 10:

S.N. e A.C: dovranno presentare una breve ( 5 minuti ) meditazione da fare in piazza rispettivamente su Isaia 55: 1-5 e 1° Re 17:24 e ss.

 

Il Seminario si è concluso intorno alle 16.30 circa.

 

Silvestro Consoli

 

 

(140319)