Giornata Ecumenica Regionale

Caltanissetta 16 Maggio 2015 

 

Dopo circa due anni di incontri preparatori, sabato 16 maggio si è realizzato un interessante e ricco incontro ecumenico regionale a Caltanissetta, sul tema “Cercate il ben della città”, secondo Geremia 29:7. Già nel 2006, nella stessa città siciliana, aveva avuto luogo un altro incontro ecumenico regionale e anche allora le valutazioni erano state altamente lusinghiere. Si era sottolineata la validità, se non l'unicità, di un vasto incontro regionale che aveva visto assieme la chiesa cattolica, le chiese dell'Ortodossia e le chiese della Riforma, col loro variegato mondo fatto di avventisti, battisti, metodisti, luterani e valdesi. Quest'anno si è aggiunta la partecipazione degli anglicani e della chiesa della riconciliazione. Un ruolo chiave l'ha svolto l'Ufficio regionale ecumenico per il dialogo interreligioso della Conferenza episcopale siciliana (CESI), che ha ospitato i lavori preparatori nella sua sede di Palermo. Non secondaria è stata la partecipazione e il contributo dato dai rappresentanti delle altre chiese.

 

La scelta del tema è stata dettata da una serie di considerazioni che dicono come i cristiani non possono astenersi dal coinvolgersi per il bene della città e contrastare i suoi mali. Mali siciliani sono l'antica realtà del deficit di legalità, di cultura e pratica mafiosa, di smembramento del tessuto sociale, dovuto a disoccupazione, emigrazione e disimpegno dei giovani. A questi mali oggi si aggiungono quelli che riguardano la disperazione dei migranti che approdano sulle coste siciliane, e che non consentono alle chiese e alle persone credenti di voltarsi dall'altra parte.

 

A Caltanissetta si è preso atto di sfide precise che possono essere affrontate con uno sforzo comune, mettendo in rete le risorse di  cui le chiese dispongono e, in primo luogo, la vocazione al servizio dei poveri. Nessuno si è nascosto le difficoltà che tutto questo comporta, così come ha ben evidenziato l'esegesi introduttiva sul messaggio di Geremia condotta dalla pastora Silvia Rapisarda. É  risultato chiaro che Dio non rimane insensibile di fronte ai mali del suo popolo (Giuda, secondo la visione deuteronomistica), e neanche nei confronti delle nazioni violente (Babilonia). Se quello di Geremia non è un messaggio consolatorio e difficile da digerire, è anche e pur sempre un messaggio che a ben vedere annuncia l'intervento liberatorio di Dio con un nuovo patto e una salvezza segnata dalla sua grazia e dall'appello al disceplato.

 

La giornata è iniziata con una ricca e partecipata preghiera d'apertura nella cappella del seminario arcivescovile, con canti, letture bibliche, brevi meditazioni, preghiere e gesti di pace. È proseguita con una autopresentazione delle varie realtà comunitarie partecipanti, all'insegna del “conoscersi por conoscere”. Ciascuno ha condiviso il proprio specifico, senza trionfalismi, allo scopo di individuare i molti punti di contatto e di condivisione della fede comune, dell'impegno profuso per il bene della città, dell'analisi dei problemi siciliani e delle possibili risposte. Subito dopo si è avuta l'esegesi di Geremia di cui si è detto.

 

Per un problema di salute è mancato il contributo del Prof Uccio Barone, dell'università di Catania, da cui ci si attendeva un taglio da politologo. Il taglio pastorale, così programmato, veniva svolto dalla Prof.ssa Anna Maria Leonora  ancora una volta dell'università di Catania. In realtà si è trattato di un taglio più sociologico che pastorale e confinato alla sola realtà catanese e con particolare attenzione al ruolo delle realtà cattoliche (Caritas). É così che non sono state evidenziate le opere diaconali e la diaconia pesante e leggera che le chiese evangeliche svolgono i vari luoghi della Sicilia.

 

In un convegno che si rispetti non ci si limita ad ascoltare. É così che dopo il pranzo si è dato vita a ben otto gruppi, ben assortiti, per discutere il tema della giornata e facendo tesoro delle relazioni udite. Grazie al lavoro dei gruppi e alle relazioni che sono state riportate in plenaria, si è toccato con mano come la realtà che le chiese sono chiamate ad affrontare non è affatto una realtà comoda, anche se i costi maggiori li pagano gli ultimi, a cominciare dai migranti.

 

Dopo aver pregato, dopo aver discusso, non poteva mancare il momento “dell'andare fuori”, quasi sul modello della prima comunità di cui ci parla il libro degli Atti. Un corteo ha condotto i partecipanti e le partecipanti per le strade della città e fin dentro il Tempio, non quello di Gerusalemme ma la cattedrale di Caltanissetta. Lì, alla presenza dei molti partecipanti e di molti intervenuti, si sono svolti momenti di preghiera, letture, meditazioni doverosamente distribuite, e un rapporto conclusivo per condividere “le benedizioni” che il Signore ha accordato alle persone convenute e che non mancherà di accordare a chi vorrà mettere la mano all'aratro, senza voltarsi indietro.

 

Dopo quanto vissuto e sperimentato assieme, da più parte è stato auspicato un prosieguo di simili attività, possibilmente che non lasci trascorre altri nove anni. Sarà necessario un ulteriore lavoro preparatorio che sappia fare tesoro di quanto sperimentato e correggere, all'occorrenza, eventuali punti deboli che non possono essere esclusi a priori nelle attività umane, anche se condotte con le migliori intenzioni.

 

 

Salvatore Rapisarda