Giornata Ecumenica Regionale

Caltanissetta 16 Maggio 2015

 

Essere oggi a Caltanissetta, in occasione di questa giornata ecumenica regionale, giornata che si collega idealmente a quella tenuta in questa città il 12 novembre 2006, per noi persone aventi parte nelle chiese battiste significa ribadire la nostra vocazione ecumenica, fatta di ascolto reciproco, di comune confessione della fede nell'unico Signore e Salvatore, Gesù Cristo, di disposizione ad ubbidire allo Spirito del Signore per un servizio al mondo, a cominciare dai poveri, dagli ultimi arrivati, dalle persone meno tutelate. Tutto questo ci lega ai processi conciliari delle assemblee ecumeniche europee, a cominciare da quella di Basilea del 1989 in cui ci siamo impegnati a difendere e promuovere la giustizia, la pace e la salvaguardia del creato.

 

A questo riguardo, oggi il nostro pensiero va alle migliaia di donne e uomini migranti che perdono la vita nel nostro mare o nei deserti africani e che, quando naufraghi arrivano sulle nostre coste, trovano quasi esclusivamente un'accoglienza burocratica e non un prossimo disposto a dare ospitalità. Come discepoli e discepole di Cristo, il nostro pensiero e il nostro impegno va anche in difesa delle migliaia di donne vittime di violenza e delle persone che vengono discriminate in base al colore della loro pelle o del loro orientamento sessuale.

 

A Siracusa siamo stati impegnati, assieme ad altre realtà laiche e ad Enti locali, Provincia e quindici Comuni, nella gestione di una casa d'accoglienza per donne e minori vittime di violenza, orientata ad accogliere quelle donne maltrattate anche in ambito familiare e quelle vittime della tratta che giungono nel nostro paese, dove sperano di trovare il paradiso ma trovano l'inferno. Oggi a Catania siamo impegnati nell'accoglienza di giovani migranti e nel fornire corsi di alfabetizzazione, nella convinzione che il saperci guardare negli occhi, il sapere mangiare assieme e l'abbattere barriere culturali sono strumenti indispensabili per praticare l'amore del prossimo e il progresso di questa umanità, inoltre alcune chiese offrono cibo ai poveri del quartiere nel quale operano. Siamo coscienti che il tema dell'emigrazione, con tutte le violenze che la causano e l'accompagnano, più che una emergenza è una costante umanitaria con cui le chiese e gli stati debbono fare i conti senza scorciatoie e senza egoismi.

 

Negli anni abbiamo sviluppato, sebbene con intensità diverse, una cultura è una prassi che ci ha opposti alla militarizzazione del territorio (dai tempi dei missili cruise a Comiso) all'odierno impegno contro il MUOS a Niscemi. Si è trattato di un impegno che abbiamo condotto assieme ad altri, ma sempre col nostro specifico di cristiani.

 

Tutto questo non ci ha distratti e non ci distrae dalla preghiera ecumenica. A Catania sono oltre quaranta anni che si praticano incontri ecumenici mensili, all'interno dei quali si inserisce la settimana di preghiera per l'unità dei cristiani. Siamo testimoni di ospitalità reciproca nello studio della Scrittura e nelle riunioni di preghiera su temi specifici, come quella che domani, presso una parrocchia cattolica,  ci vedrà uniti nella preghiera a sostegno delle vittime dell'omofobia e della transfobia. Anche il dialogo intereligioso con i musulmani ci appare fruttuoso in termini di abbattimento delle barriere e per la pace tra i popoli. Purtroppo, a questo riguardo, stiamo muovendo i primi passi.

 

Siamo minoranza, siamo piccole comunità che riconoscono il ministero pastorale di uomini e donne. Non traiamo la nostra forza dal numero delle persone che compongono le nostre chiese. La traiamo dal Signore, dalla sua parola, dal suo Spirito, dalla sua promessa di stare sempre con noi, fino alla fine dei tempi. 

 

Siamo in questa società, ma siamo pellegrini e la nostra meta è in cielo. Non si tratta di una fuga dal mondo, ma di un sapere guardare oltre. Per questo non ci alletta l'andare a braccetto con i poteri di questo mondo e, storicamente, abbiamo sostenuto la separazione della chiesa dallo stato, l'autonomia della chiesa dal potere temporale, la non ingerenza dello stato negli affari della chiesa, la libertà di coscienza nell'esame della Scrittura e nelle decisioni etiche. I battisti dicono queste cose sin dagli inizi del 1600, prima ancora che grandi filosofi parlassero di libertà di coscienza o di laicità dello stato. Citando M.L.King, che era un pastore battista, ricordiamo che la “chiesa non è né la serva né la padrona della società, ma la sua coscienza profetica”.

 

Lungi da noi l'immaginarci i primi della classe. Oggi il concetto di libertà di coscienza è patrimonio comune, sancito nelle migliori Costituzioni. Oggi la separazione tra chiesa è stato è un concetto acquisito, come è un concetto acquisito la laicità dello stato. Ci rallegra scorgere in diversi contesti ecclesiastici come la parola di Dio viene letta e meditata in circoli sempre più ampi. Ci rallegra il constatare che esistono edizioni della bibbia ecumeniche e interconfessionali. Si è così superata l'occasione di polemica tra bibbia cattolica e bibbia protestante. Ci rallegra che la comunità locale, fatta di persone confessanti, viene valorizzata sempre più largamente e ci rallegra il constatare che chiese che tradizionalmente praticano il battesimo degli infanti, riscoprano sempre più il battesimo dei credenti.

 

Saremmo dei presuntuosi se attribuissimo a noi il merito di questi progressi che vanno nella direzione di quanto da noi creduto e praticato. No, ci rallegra il constare che lo Spirito di Dio è all'opera e muove il suo popolo, al di là dei recinti ecclesiastici. Ci rallegra constatare che il Signore non si è lasciato senza testimoni. Ci sono ancora “settemila che non hanno piegato il ginocchio davanti ai Baal”. Confidiamo che qui, in mezzo a noi, c'è una parte di quei settemila.

 

Il Signore della Chiesa, ma noi – a causa delle nostre divisioni - siamo costretti a dire “delle chiese”, che conosce i suoi, dovunque si trovino e che li raccoglierà dai quattro canti della terra, benedica questa nostra giornata e ci dia di proseguire nel cammino comune con la sua benedizione.

 

 

Angela Lorusso (per le chiese battiste della Sicilia)